Giu 232014
 

Della differenza tra work e job a livello morfologico (in breve, job è un sostantivo countable, mentre work è un sostantivo uncountable) abbiamo già parlato in un altro articolo.

Questa volta, invece, e in un prossimo articolo, vorremmo concentrarci sul significato più profondo del concetto di lavoro, esulando dall’aspetto meramente linguistico. Per farlo, però, utilizzeremo due brani scritti da due autori-monumento della letteratura inglese britannica – George Orwell – e inglese americana – Mark Twain.

Mark_Twain

Mark Twain

Già, perché di slogan priorità del “lavoro” nell’agenda del governo, di rimettere il “lavoro” al centro e di fare politiche “del lavoro” siamo bombardati quotidianamente. Certo, non è nostra intenzione mettere in discussione quanto importante sia il lavoro nella vita delle persone per ragioni economiche, ma, soprattutto perché “il lavoro nobilita l’uomo”.

È però altrettanto vero che può diventare molto facile perdere di vista il senso del perché si accetta di svolgere determinati tipi di lavoro e a quali condizioni, specialmente in un contesto sociale, economico (e mediatico) che lascia poco spazio alla speranza e incita invece a cogliere la prima occasione lavorativa che capita, sia essa più o meno dignitosa e/o più o meno in linea con i nostri talenti e le nostre aspettative.

Più delle nostre parole, però, ci auguriamo che, per ridare un senso al concetto di “lavoro” (job o work che sia), siano illuminanti quelle dei due grandi scrittori menzionati in precedenza.

Partiamo oggi con The Adventures of Tom Sawyer di Mark Twain:

 

Tom said to himself that it was not such a hollow world, after all. He had discovered a great law of human action, without knowing it—namely, that in order to make a man or a boy covet a thing, it is only necessary to make the thing difficult to attain. If he had been a great and wise philosopher, like the writer of this book, he would now have comprehended that Work consists of whatever a body is obliged to do, and that Play consists of whatever a body is not obliged to do. And this would help him to understand why constructing artificial flowers or performing on a tread-mill is work, while rolling ten-pins or climbing Mont Blanc is only amusement. There are wealthy gentlemen in England who drive four-horse passenger-coaches twenty or thirty miles on a daily line, in the summer, because the privilege costs them considerable money; but if they were offered wages for the service, that would turn it into work and then they would resign.

Tom disse a se stesso che il mondo non era poi così desolato, in fin dei conti. Senza rendersene conto, aveva scoperto una grande legge delle azioni umane, vale a dire che per indurre un uomo o un ragazzo a bramare qualcosa è necessario soltanto far sì che quella cosa sia difficile da ottenere. Se fosse stato un grande e savio filosofo, come l’autore del presente libro, si sarebbe reso conto, a questo punto, che il lavoro consiste in qualsiasi cosa una persona è costretta a fare, mentre il divertimento consiste in qualsiasi cosa una persona non è costretta a fare. E ciò lo aiuterebbe a capire perché fare fiori artificiali o sorvegliare un mulino è un lavoro mentre lanciare grosse palle contro birilli o scalare il Monte Bianco è soltanto divertimento. Vi sono ricchi gentiluomini, in Inghilterra, che guidano carrozze con tiri a quattro, per trenta o quaranta chilometri al giorno, in estate, perché un simile privilegio costa loro parecchi quattrini; ma, se venisse offerto loro un compenso per questa fatica, ciò lo tramuterebbe in lavoro, e in tal caso darebbero le dimissioni (traduzione di Elio Vittorini).

 

Le parole di Mark Twain, rivolte al giovane Tom, un ragazzino particolarmente vivace, sembrano volerlo ammonire in modo ironico circa il senso (o il non-senso) delle attività che definiamo come Lavoro.

Il messaggio di Twain, tuttavia, è destinato a un pubblico molto più ampio. Qual è il significato del lavoro? Ci capita mai di fermarci un secondo per riflettere se il nostro lavoro o quello di altre persone ha davvero una funzione utile alla società e se aiuta chi lo svolge a sentirsi felice e appagato? A queste domande, attraverso le parole di George Orwell, tenteremo di rispondere prossimamente. That’s it for today. Bye bye!

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