Whistleblowing: Significato e Origine

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All’inizio del secolo scorso, periodo in cui il calcio non era conosciuto quanto adesso e la televisione era ancora lungi dall’essere inventata, i reporter dell’epoca dovevano giocoforza fare uso di immagini, espressioni metaforiche e concetti noti al pubblico per descrivere gli avvenimenti che avevano luogo sul terreno di gioco. Da allora le cose sono cambiate molto, al punto che con sempre maggiore frequenza si è arrivati all’opposto, ovvero usare frasi ed espressioni tipiche dello sport per rendere più accessibili altri tipi di concetti.

Senza doverci spostare a Londra, Melbourne o New York, è sufficiente osservare il linguaggio politico di casa nostra per imbatterci la famosa – o famigerata? – “discesa in campo politico”, chiaramente mutuata dal mondo del calcio. Nel Regno Unito, invece, capita frequentemente di leggere titoli e frasi quali: Mrs Thatcher’s own goal oppure Mr Cameron’s own goal. To score an own goal ha infatti il significato di “segnare un autogol,” l’azione più sfortunata che possa capitare a un calciatore. Non è raro trovare inoltre l’espressione to move the goal posts, letteralmente “spostare i pali della porta,” che si riferisce a un cambiamento delle regole a partita in corso.

Whistleblowing

Whistleblowing

Un altro termine importato dal linguaggio sportivo è whistleblowing, ovvero la denuncia di una condotta disonesta all’interno di un’organizzazione. Nello sport, blowing the whistle – “soffiare il fischietto” se traduciamo l’espressione parola per parola – è l’azione compiuta dall’arbitro per fermare il gioco allo scopo di sanzionare con un fallo un’azione irregolare. Il whistleblower, questo è il nome della persona che denuncia l’illecito, dimostra una notevole dose di coraggio e suscita ammirazione in quanto non è certo facile fare parte di un sistema e denunciarne dall’interno le pratiche corrotte.

Un esempio molto noto di whistleblowing nei paesi anglosassoni è quello dell’agente di polizia newyorchese Frank Serpico, il quale, secondo alcuni suoi colleghi, ebbe la “colpa” di non lasciarsi corrompere e di aver denunciato le sistematiche mazzette prese da coloro che dovevano invece garantire il rispetto della legge. Furono i suoi stessi colleghi a farlo cadere vittima di un agguato nel quale Serpico, colpito sotto l’occhio da un proiettile, arrivò molto vicino a perdere la vita.

Le vicende dell’agente del New York Police Department figlio di emigranti della Campania sono state narrate dal bellissimo film di Sidney Lumet, “Serpico”, con Al Pacino nei panni dell’omonimo poliziotto; una pellicola assolutamente da vedere, nell’attesa che qualcuno inizi a soffiare anche in qualche fischietto italiano… Bye bye!

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