Gen 282016
 

L’inglese è la lingua ufficiale anche sull’isola più remota del mondo. Si chiama Tristan da Cunha, ed è il nome di un arcipelago – nonché dell’isola principale di esso – posizionato nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico, nell’emisfero sud, più o meno a metà tra Sudafrica e Argentina. Non preoccupatevi delle vostre conoscenze di geografia se non l’avete mai sentito nominare: le tre isolette – Tristan, Gough e Inaccessible Island, della serie “un nome, un perché” – che lo compongono sono minuscole e soltanto una delle tre è abitata.

The Remotest Island in the World

Ebbene sì. Tristan da Cunha fa parte del Regno Unito: i suoi 300 cittadini – 301 per l’esattezza secondo Wikipedia – sono sudditi della Regina Elisabetta II. Negli ultimi anni, l’isola e i suoi abitanti sono finiti sulle prime pagine dei giornali per due eventi: uno di carattere positivo, l’anno scorso, quando veniva offerto un posto da insegnante per 23 ragazzi dell’isola; il secondo, risalente al 1961, ben più tragico, quando Tristan venne sventrata da un terremoto – la montagna principale è un vulcano – e gli isolani furono costretti a riparare in Gran Bretagna per qualche mese.

Sporadicamente, giornalisti e produttori di video si interessano alla remotest island in the world, come si legge sul cartello di benvenuto e ai suoi abitanti.

Nel 1989, il videomaker americano John Heminway ha realizzato un documentario che descrive la vita sull’isola: tra le persone intervistate, spicca la figura di Aunt Martha, che racconta di come in Inghilterra la gente fosse stata gentile e ospitale ma che: “In England, it’s all about money,” ovvero che senza soldi non si compra nulla. Se per noi questa è la regola, per un Tristanian – tale è il nome inglese degli abitanti dell’isola – la forma più usuale di commercio è il barter, il baratto.

Tristan Da Cunha

Tristan Da Cunha

Un altro aspetto che, se è normale nella nostra società è invece inviso ai Tristanians, è quello dell’autorità. Gli abitanti di Tristan sono abituati a collaborare e a non impartire né vedersi impartiti ordini dall’alto, così come provano repulsione per qualsiasi forma di violenza.

E’ ancora visibile, quindi, nella convivenza armoniosa dei Tristanians oggi, la mano dello scozzese William Glass, considerato il fondatore della comunità di Tristan da Cunha. Descritto come un uomo onesto e generoso, Glass stabilì che sull’isola, dove andò ad abitare con la sua famiglia e due muratori, non dovesse esistere la proprietà privata e che eventuali utili venissero spartiti in parti uguali per non dare luogo a gelosie e invidie.

Un Pezzo di Italia su Tristan

Su Tristan da Cunha si parla inglese, ma nel corso del tempo l’isola è stata raggiunta da persone di diverse nazionalità e lingue, tra le quali quella italiana. Alla fine del XIX secolo, infatti, due naufraghi di un brigantino italiano decisero di fermarsi sull’isola, avendo in seguito numerosi figli, il che spiega la presenza di due cognomi italiani – Lavarello e Repetto, originari di Camogli, borgo di mare in provincia di Genova – tra gli abitanti. In loro onore, alcuni anni fa sull’isola è stato inaugurato il Camogli Hospital.

Un abitante di passaggio, il reverendo Dodgson, scrisse nel 1880 che si augurava che Tristan venisse abbandonata dai suoi abitanti a causa del suo isolamento. Per le persone intervistate dal regista Heminway, invece, vivere a sette giorni di nave dal porto più vicino è assolutamente normale. In fondo, come chiarisce Aunt Martha: “There’s no place like home.