Gen 182014
 

Il nostro percorso all’interno dei neologismi inglesi in campo informatico si arricchisce oggi di una nuova espressione e professione: il Virtual Assistant. Di che tipo di lavoro si tratta? Come Imparare l’Inglese ha intervistato Roberta Longoni (in basso nella foto), residente a Milano, laureata in Lingue e madre di due figli, la quale da circa due anni a questa parte ha deciso di dare un corso nuovo alla propria carriera. Continue reading »

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Gen 052014
 

Le ragioni del cuore. Non è il titolo dell’ennesimo romanzo strappalacrime, ma la forte motivazione che ha spinto il giovane Mauro Paoletta, graphic designer di origine salernitana, a lasciare il proprio paese per andare a lavorare in Inghilterra.

Devo ammettere che alla base della mia scelta professionale ci sono prima di tutto dei motivi sentimentali. La mia ragazza, cresciuta a Eboli, si era trasferita nelle vicinanze di Londra per fare l’ostetrica da qualche anno. L’assillante e opprimente precarietà economica e lavorativa dell’Italia, unita alle ragioni del cuore, mi fece quindi decidere di raggiungerla nonostante il livello del mio inglese fosse elementare… Ed eccomi qui, a Slough, a pochi chilometri da Londra: il posto non è meraviglioso, ma sto incominciando a ingranare. Continue reading »

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Dic 202013
 

Ci sono diversi modi di presentarsi in inglese e quale di essi sia il più appropriato va valutato di situazione in situazione.

Quanto è formale il contesto? Questa è la prima domanda da porsi per capire quale frase usare a seconda della circostanza nella quale ci si trova.

Partendo da una situazione non informale, è possibile presentarsi in inglese usando formule come per esempio: Continue reading »

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Dic 172013
 

L’inglese dell’informatica è penetrato da anni nell’italiano di tutti i giorni. Ormai, infatti, non è più soltanto chi lavora nel settore che ha quotidianamente a che fare con decine di parole che fino a qualche tempo fa erano totalmente estranee alla nostra lingua.

Nel nostro viaggio tra i neologismi inglesi legati all’informatica che ci permetterà di approfondire il significato e le origini di decine di prestiti entrati nell’italiano, analizziamo in questo articolo due parole: blogger e vlogger. Continue reading »

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Dic 162013
 

Molti tentativi di rivitalizzare le lingue a rischio d’estinzione non hanno avuto successo. Le persone comprendono l’enorme perdita culturale generata dalla morte di una lingua, ma alla fine scelgono di parlare la lingua che offre le migliori opportunità economiche e sociali. Questa è per esempio la ragione per cui gli studenti italiani decidono normalmente di imparare l’inglese come lingua straniera a scuola, perché sono consapevoli che se vogliono lavorare in un’azienda internazionale sarà l’inglese a essere normalmente usato come lingua franca della comunicazione. Questo è anche il motivo per cui la maggior parte dei dialetti italiani fa fatica a sopravvivere.

In Irlanda le maggiori opportunità di carriera collegate alla conoscenza dell’inglese hanno messo in pericolo la sopravvivenza dell’irlandese.

Con l’obiettivo di promuovere l’uso dell’irlandese a fianco a quello dell’inglese, dimostrando che esiste in effetti una convenienza nell’usare anche l’irlandese, è partito il progetto Gaillimh le Gaeilge (“Galway in gaelico”). Il suo scopo è rendere Galway City una città bilingue.

Come Imparare l’Inglese ha intervistato Brìd Nì Chongòlie, manager dell’organizzazione.

 

Di che cosa si occupa Gaillimh le Gaeilge?

Viene visto come un ente promotore della lingua irlandese, nella sua funzione di assistere e convincere le aziende a comprendere il potenziale della lingua irlandese, senza per questo risultare invadente o senza voler escludere in alcun modo le altre lingue. Nel tempo, sempre più aziende si sono convinte che usare l’irlandese ha un senso. Di conseguenza, il progetto ha contribuito in modo significativo alla visibilità dell’irlandese nella città e anche alcuni atteggiamenti in città nei confronti della lingua si sono evoluti in senso positivo.

Gaillimh le Gaeilge ha avuto successo all’interno della comunità di Galway nell’aumentare la visibilità e la promozione dell’uso dell’irlandese nella vita quotidiana in città. Il programma si è rivelato efficace nel raggiungere un ampio pubblico tramite un approccio amichevole e nel portare in primo piano l’irlandese nella vita di Galway. Gaillimh le Gaeilge si è concentrato principalmente nell’aumentare la visibilità della lingua scritta in città, raggiungendo lo scopo tramite la fornitura di servizi di traduzione e supporto alla comunità economica locale affinché essa sviluppasse cartellonistica bilingue, carta intestata bilingue, menù bilingui, ecc. Allo stesso tempo viene promosso anche l’irlandese orale attraverso diversi eventi che contribuiscono a creare rete tra le aziende. Gaillimh le Gaeilge promuove anche l’uso della lingua in strutture cittadine quali le agenzie turistiche, le associazioni imprenditoriali, ecc.

L’organizzazione ha tre obiettivi strategici:

 coltivare i rapporti con gli attori principali della città al fine di assicurarle uno status bilingue ufficiale;

continuare a incoraggiare e a supportare la comunità commerciale per far sì che la lingua venga vista, ascoltata e parlata assicurando la graduale “normalizzazione” dell’irlandese in città;

favorire il sostegno all’irlandese nella comunità di Galway con lo scopo di arrivare a un più forte senso di appartenenza.

 

Può riassumere la storia del progetto?

 Nel 1987 al Social Sciences Research Centre of University College Galway (oggi National University of Ireland Galway) fu commissionata da parte di Gaillimh le Gaeilge una ricerca per accertare i benefici economici portati a Galway dalla lingua irlandese. Quello studio, intitolato Local Socioeconomic Impacts Associated with the Galway Gaeltacht, ha fatto emergere che circa 17 milioni di euro di reddito lordo nell’area di Galway provengono da spese statali aggiuntive legate alla lingua irlandese. Il guadagno totale per le attività di Galway generato da questa entrata è stato di 13 milioni di euro.

 A seguito di questo resoconto Gaillimh le Gaeilge ha concentrato i proprio sforzi sulla comunità economica per fare in modo che il beneficio economico collegato all’uso dell’irlandese rimanesse all’interno regione. Nel 2008 Gaillimh le Gaeilge ha incaricato uno studio di consulenza di marketing di valutare l’impatto economico legato all’uso del gaelico irlandese. Lo scopo era quello di misurare i benefici economici per Galway e per la regione. I risultati più evidenti sono i seguenti (l’intero resoconto può essere consultato sul sito www.gleg.ie ):

 l’irlandese ha un valore di oltre 136 milioni di euro annue per l’economia di Galway e della Contea di Galway, dei quali circa 59 milioni maturano a favore della città di Galway;

del totale di 136 milioni di euro, il turismo legato alla lingua irlandese a Galway e nella Contea di Galway ha evidenziato un impatto di 41 milioni di euro nel 2008; 

più del 91% degli esercenti di Galway interrogati in questa ricerca ritiene che l’irlandese sia “importante” o “molto importante” per l’identità culturale della città, che esso costituisca un asset turistico e che sia un punto essenziale per la vendita dell’immagine di Galway.

 L’insieme di servizi statali centrati sull’irlandese e di attività supportate dallo Stato nella città e nell’area di Galway hanno permesso di dare un lavoro a tempo pieno a 3300 persone e a tempo parziale a 2000 persone della zona nel 2007.

 

Il progetto ha dato dei buoni risultati in termini di sviluppo del turismo, crescita delle imprese e rivitalizzazione della lingua?

 Uno dei successi più visibili e di profondo impatto dell’irlandese scritto nella zona è stato raggiunto attraverso il lavoro del Comitato per i Toponimi/An Coiste Logainmneacha.  Gaillimh le Gaeilge ha creato un Coiste Logainmneacha in collaborazione con il Consiglio Comunale di Galway allo scopo di fornire ai costruttori dei nomi irlandesi adeguati per le nuove zone abitate della città. I nomi vengono forniti a seconda del contesto della zona, delle caratteristiche paesaggistiche e della storia locale e traggono spunto dalla vasta tradizione e ricchezza di toponimi irlandesi. L’iniziativa ha raggiunto un tasso di successo del 99% e altre Autorità Locali in tutto il paese – come per esempio Monaghan e Cork – stanno seguendo l’esempio della città di Galway. 

Nel 2011, Gaillimh le Gaeilge ha commissionato uno studio che mira principalmente a fornire informazioni sulle strategie future di Gaillimh le Gaeilge e di altri attori chiave per lo sviluppo della visione di Galway come Città Bilingue, una città nella quale: “L’irlandese e l’inglese siano presenti uno a fianco all’altro in una maniera totalmente inclusiva.”

Inglese e Irlandese

Inglese e Irlandese

Il risultato principale dello studio pubblicato nel 2013 è che a Galway esiste un alto livello di bilinguismo, come si può evincere dal livello di conoscenza della popolazione dell’irlandese e dell’inglese, dal loro consumo di media in lingua irlandese, dal loro atteggiamento nei confronti della cartellonistica bilingue e dalla loro convinzione che l’irlandese sia importante per la vita economica e culturale della città. Il 70% degli abitanti di Galway concorda nel ritenere l’irlandese una parte importante dell’economia locale e il 75% della popolazione di Galway ritiene che uno status bilingue porterebbe dei benefici alla città.

“Credo nel valore fondamentale di una lingua comune. Credo nel valore fondamentale del multilinguismo,” scrive il linguista e accademico David Crystal. Progetti come Gaillimh le Gaeilge si impegnano a trasformare in fatti queste parole.

 

P.S.

Per ulteriori informazioni, potete scrivere un’email a: eolas@gleg.ie

 

Ecco la versione in lingua originale dell’intervista; ricordate che leggere materiali in lingua originale è un ottimo modo per imparare l’inglese 😉 :

 

Most attempts to revitalise endangered languages have been unsuccessful. Truthfully, people do understand the huge cultural loss generated by the death of a language, but in the end they choose to speak the language that offers the best social and economic opportunities. This is for example the reason why Italian students generally decide to learn English as a foreign language at school, as they know that if they want to work for an international company English will normally be used as the lingua franca for communication. This is also the reason why most Italian dialects are struggling to survive.

In Ireland the enhanced work opportunities associated with speaking English have endangered the survival of the Irish language. Aiming to promote its use along with the use of English by showing that there is indeed convenience in using Irish, the project Gaillimh le Gaeilge was started. Its goal is to establish Galway City as a bilingual city. Come Imparare l’Inglese has interviewed Bríd Ní Chonghóile, Ardfheidhmeannach/Senior Executive of the organisation.

What is Gaillimh le Gaeilge about?

It is seen as an encouraging and supportive promoter of the Irish language, assisting and persuading businesses to realise the potential of the Irish language, without being pushy or exclusive about the language in any way.  It has convinced an increasing number of businesses that using Irish makes sense; as a consequence the project has made a major contribution to the visibility of Irish in the City and attitudes towards the language have also been positively affected. Gaillimh le Gaeilge has achieved success within the business community in Galway in raising the visibility and promoting the use of the Irish language on a day-to-day basis in the City.  The scheme has proved effective in reaching a wide target audience with a friendly approach and in bringing the Irish language to the fore of Galway City life. Gaillimh le Gaeilge has concentrated largely on increasing the visibility of the written language in the City and has achieved this through the provision of translation services and general supports to enable the business community to develop bilingual signage, letterheads, menus etc. Spoken Irish is also promoted through various business networking events.

Gaillimh le Gaeilge also promotes recognition and use of the language in City structures like Municipality Authority, tourism agencies, business groups etc.

 The organisation has three strategic aims:

– To cultivate relationships with key City stakeholders to secure official bilingual status for the City;

– To continue to encourage and support the business community to ensure that the language is seen, heard and spoken – ensuring the gradual ‘normalisation’ of the Irish language in the City;

– To cultivate support for the Irish language among the broader community of Galway City leading to a greater sense of ownership.

 

Can you summarise the history of the project?

 In 1987 the Social Sciences Research Centre of University College Galway (now the National University of Ireland Galway) was commissioned by Gaillimh le Gaeilge to carry out research into the economic benefits of the Irish language for Galway City.  That study, entitled Local Socioeconomic Impacts Associated with the Galway Gaeltacht, found that around £17 million gross income was generated in the Galway area arising from additional State expenditure associated with the Irish language. The total gain to Galway City businesses arising from that income was around £13m.

As a consequence of this report Gaillimh le Gaeilge focused its efforts on the business community, to ensure that the economic advantage associated with the use of the Irish language remained in the region. In 2008 Gaillimh le Gaeilge commissioned a business and marketing consultancy to carry out an assessment of the economic impacts associated with the use of the Irish language in Galway. The purpose of this study was to establish the current economic benefits accruing to Galway City and the Galway Gaeltacht.  The following are the most evident results (the full report can be accessed at www.gleg.ie ):

 

  • The Irish language is worth in excess of €136 million annually to the economy of Galway City and County of which approximately €59 million accrues to Galway City.

 

  • Of the total of €136 million, tourism associated with the Irish language in Galway City and County showed an economic impact of €41 million in 2008. 

 

  • More than 91% of Galway City businesses surveyed as part of this study, felt that the Irish language  was ‘important’ or ‘very important’ to Galway City’s cultural identity, that it is a tourism asset and that it is a unique selling point in terms of Galway’s image.

 

  • The cluster of Irish language-based State services and Government supported enterprises in the Galway Gaeltacht and City sustained in the region of 3,300 full-time jobs and around 2,000 part-time jobs in 2007. 

 

Has the project given good results in terms of enhancing tourism and local businesses and reviving the language?

One of the most visible and high-impact successes of written Irish in the environment has been through the work of An Coiste Logainmneacha/The Placenames Committee.  Gaillimh le Gaeilge established an Coiste Logainmneacha in association with Galway City Council to provide developers with suitable Irish names for new housing developments in the City. Names are provided in the context of the local area, features of the landscape, and local history, and draw on the vast tradition and wealth of Irish Placenames. The initiative has achieved a 99% success rate and other Local Authorities across the country are following Galway City Council’s example. (e.g. Monaghan, Cork). 

In 2011, Gaillimh le Gaeilge commissioned a research whose main aim is to inform the future strategies of Gaillimh le Gaeilge, and of other key stakeholders, for the development of their vision of Galway as a Bilingual City – a city in which ‘Irish and English [are used] side by side and in a fully inclusive manner.’

The key conclusion of a research study published in 2013 is that a high level of bilingualism exists in Galway, as can be gauged from people’s level of ability in Irish and English, their consumption of Irish language media, their attitude to bilingual signage and their belief that Irish is important to the cultural and economic life of the city. 70% of Galwegians agree that the Irish language is an important part of the local economy, and 75% of the Galway City’s population believe that bilingual status would be beneficial to the City.

 

“I believe in the fundamental value of a common language. I believe in the fundamental value of multilingualism,” writes linguist and academic David Crystal. Projects like Gaillimh le Gaeilge try to make these words become facts.

 

P.S.

For additional information you can send an email to: eolas@gleg.ie

Si ringrazia  Sreejithk2000 per la foto

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Dic 102013
 

Non è la prima volta che affermiamo su questo blog che l’unica regola di pronuncia inglese che esiste recita paradossalmente che: “Non ci sono regole.” In questa jungla, tuttavia, è possibile a volte individuare qualche “liana” alla quale potersi aggrappare. Nel nostro viaggio esplorativo tra le mancate corrispondenze tra spelling e pronuncia, ci concentriamo oggi sulle parole che iniziano per “gn-“. Vediamo la seguente lista di esempi:

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Dic 092013
 

Come spesso abbiamo scritto l’unica regola di pronuncia inglese che esiste recita paradossalmente che: “Non ci sono regole.” Tra i meandri della pronuncia inglese, tuttavia, è possibile a volte individuare qualche “appiglio” al quale potersi aggrappare. Nel nostro viaggio esplorativo tra le mancate corrispondenze tra il “come si scrive” e il “come si legge”, ci concentriamo oggi sulle parole che iniziano per “ps-“. Vediamo la seguente lista di esempi: Continue reading »

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Dic 092013
 

Il sito endangeredlanguages.com , che si pone l’ambizioso obiettivo di salvaguardare le lingue a rischio di morte, ha recentemente lanciato un allarme secondo il quale: “L’estinzione di una lingua comporta la perdita di un patrimonio scientifico e culturale di grande valore e può essere paragonata all’estinzione di una specie.” Come Imparare l’Inglese si occupa in quest’articolo di studiare questo preoccupante fenomeno.

Il 43% delle lingue parlate a livello globale è a rischio di estinzione entro la fine di questo secolo: non saranno le percentuali dell’ 80-90% che talvolta vengono citate, ma il dato è comunque allarmante.

Uno studio condotto dal sociologo Ganesh Devy  ha messo in luce per esempio che nel sub-continente indiano circa una su cinque delle lingue parlate fino a cinquant’anni fa è scomparsa.

L’opinione comune vuole che la responsabilità dell’estinzione delle lingue sarebbe ascrivibile all’inglese, lingua “killer” che mieterebbe vittime in tutto il globo e che, forse, potrebbe anche mettere a repentaglio l’esistenza dell’italiano stesso, visto e considerato il numero in costante crescita di prestiti inglesi nella nostra lingua.

Sicuramente l’inglese in quanto lingua franca globale ha avuto e ha un ruolo incisivo nel processo che ha portato molte lingue a perdere parte del loro prestigio, ma la colpa, se così si può dire, non è affatto attribuibile soltanto all’inglese.

La radice della questione risale all’Ottocento, secolo nel quale venne affermata l’idea di identità di lingua e nazione. Ma in che modo riesce a radicarsi l’idea della “lingua dello Stato” nella popolazione? Attraverso l’istruzione e la scuola, che diventano la fucina di una lingua nazionale standard, il modello di riferimento a cui tutti guardano. Riuscire a parlare in modo scorrevole la lingua insegnata a scuola dà accesso a maggiori opportunità di trovare un lavoro migliore e di aspirare a uno status sociale di rango più elevato.

La domanda a questo punto è se sia possibile, a fronte di questo pericolo di estinzione di così tante lingue in tutto il pianeta, opporre un qualche tipo di resistenza? La pianificazione linguistica, materia che si occupa di queste problematiche, è molto complessa e non la possiamo illustrare in poche righe. Per ora è sufficiente sapere che il lavoro dei pianificatori nel tempo ha dimostrato che basare la rivitalizzazione di una lingua facendo leva su motivazioni di carattere “morale” o “sentimentale” risulta inefficace. L’istinto di sopravvivenza la fa da padrone e quindi, per quanto idealmente sensibili all’argomento, le persone compiono scelte linguistiche “di convenienza” che favoriscano migliori condizioni di vita.

Partendo proprio da quest’analisi sono stati fondati diversi progetti i quali, invece di riferirsi esplicitamente al valore culturale della salvaguardia del patrimonio linguistico, evidenziano i benefici tangibili nella vita quotidiana del mantenimento del patrimonio linguistico. Per esempio, il programma nato nella Repubblica d’Irlanda, a Galway, con il nome di Gallhim le Gaeilge (“Galway in irlandese”) ha un carattere prevalentemente economico. Esso ha lo scopo di far notare agli operatori turistici e agli esercenti di Galway in generale che la lingua irlandese può rappresentare un ottimo sponsor per la città. L’obiettivo è quello di convincerli a usare il gaelico nelle insegne delle bottheghe e nelle pubblicità come tratto distintivo e caratterizzante della zona… Ma di questo progetto parleremo più in dettaglio in un’altra occasione. Bye bye!

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Dic 052013
 

Come Imparare l’Inglese prosegue il suo viaggio tra le diverse opportunità per imparare l’inglese attraverso esperienze all’estero. Questa volta abbiamo intervistato Bridget Matthews di WWOOF (World Wide Opportunities on Organic Farms), un movimento di carattere internazionale che mette in contatto lavoratori volontari con agricoltori e coltivatori biologici per promuovere esperienze culturali ed educative basate sulla fiducia e su scambi che non coinvolgono il denaro, aiutando così a costruire una comunità globale sostenibile. Continue reading »

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Dic 032013
 

E’ un dubbio grammaticale frequente tra coloro che si sforzano di imparare l’inglese: qual è la differenza tra an e a?

La regola è la seguente:

 

a si usa davanti alle consonanti;

an si usa davanti alle vocali.

 

Ecco alcuni esempi:

 

a man / a horse / a car / a bar

 

an idiot / an albatross / an obstacle / an ear

 

Esistono casi che esulano da questa regola? Certo che sì! Temevate forse che le cose fossero così semplici?

E’ infatti necessario ricordare che:

 

1 in inglese esistono alcune parole che iniziano con h muta, per cui esse vengono considerate equivalenti a quelle che incominciano con una vocale:

 

an hour

an honour

an honest man

an heir / heiress

 

2 alcune parole si scrivono con lettera vocale iniziale, ma in realtà iniziano con un suono /j/ che  viene considerato consonantico, ragione per la quale abbiamo:

 

a university

a union

a European country

 

Ricordate che non sempre l’uso dell’articolo indeterminativo inglese corrisponde perfettamente con quello dell’italiano. Per indicare le professioni, per esempio, in italiano utilizziamo l’articolo determinativo (“Faccio l’insegnante”, “fa la maestra”, ecc.) mentre in inglese si usa in questi casi l’articolo indeterminativo:

 

I am a worker.

Faccio l’operaio.

 

I work as a bus driver.

Lavoro come autista di autobus.

 

Spero che dopo questa spiegazione non siano rimasti altri dubbi riguardo alla differenza tra a e an.

That’s it for today. Bye bye!

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Dic 012013
 

Se si desidera essere aggiornati rispetto alle più recenti scoperte in materia è necessario conoscere l’inglese, anche perché nel nostro settore – purtroppo – l’Italia figura agli ultimi posti della graduatoria per quanto riguarda gli investimenti fatti nella ricerca.” Ad affermarlo è Enrico Noli, docente di Biologia e Produzione delle Sementi presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna. Come Imparare l’Inglese lo ha intervistato.

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Nov 292013
 

A volte è semplicemente una mania, ma per alcuni italiani la moda può rappresentare un’importante occasione di lavoro: è questa l’esperienza di Simone Talamona, trentaduenne spezzino che nel settore dell’abbigliamento lavora da qualche anno.

Il nostro viaggio tra i giovani e meno giovani italiani trasferitisi nei paesi anglosassoni si arricchisce oggi della sua esperienza.

 

Puoi raccontarci come sei arrivato a lavorare in Inghilterra e di che cosa ti occupi precisamente?

 

Sono impiegato in Regent Street (insieme a Oxford Street e Bond Street il fulcro dello shopping londinese, ndr) presso un negozio di abbigliamento di Massimo Dutti, una catena di formazione piuttosto recente. Lavoravo per lo stesso brand a New York fino a pochi mesi fa in qualità di suit specialist, ovvero la persona che si occupa del reparto dei vestiti eleganti, quando ho ricevuto la telefonata del mio avvocato che mi diceva che non ci sarebbe stato modo di rinnovare il mio permesso di soggiorno negli USA. Ero dispiaciuto perché l’ambiente e il lavoro mi piacevano e allo stesso tempo i miei superiori non volevano perdermi, così mi hanno proposto di lavorare un anno in Europa in modo da sistemare i problemi burocratici negli Stati Uniti e permettermi di tornare a lavorare con loro in futuro; come prima opzione avevo indicato Londra… Ed eccomi qui.

 

Lavorare in Inghilterra è molto diverso rispetto a lavorare negli USA?

 

Diciamo che a New York tutto si muove ai duecento all’ora: la gente pensa solo a come far soldi e tutto è orientato verso quell’obiettivo senza che ci sia un minuto di pausa. Anche Londra è una grande metropoli, però mi è sembrata un po’ meno frenetica. Ciò che mi piace qui è che ci sono tanti spazi verdi e un maggior numero di mezzi elettrici, almeno questa è la mia impressione. Tuttavia, il mio obiettivo non è di restare qui perché non sopporto il clima britannico: piove troppo spesso.

 

Il tuo inglese dopo queste esperienze lavorative è migliorato molto?

 

Sicuramente ho fatto dei progressi, ma mi rendo conto che se non si studia e non si approfondisce si arriva a un livello di comunicazione di sopravvivenza senza riuscire ad andare oltre. A dire il vero, non ero andato a New York con l’obiettivo di imparare l’inglese, ma più che altro per vivere in una città che mi aveva sempre attratto molto.

So che diversi ragazzi italiani vengono a lavorare in Inghilterra pensando che in questo modo possono imparare l’inglese, ma nella realtà le cose non stanno esattamente così. Per esempio, dei miei quaranta colleghi alcuni sono italiani, altri spagnoli e francesi e qualcuno viene dalla Russia. Nessuno è in grado di parlare inglese correttamente, si commettono sempre gli stessi errori e a volte capita di sentire degli strafalcioni abbastanza ridicoli. A me va bene così, perché, ripeto, per me il punto non era imparare l’inglese, ma semplicemente fare un’esperienza di vita … Se si pensa di venire con lo scopo di imparare l’inglese sono probabilmente consigliabili altre modalità e comunque lo studio è imprescindibile.

 

Il livello di inglese che hai raggiunto è sufficiente per il lavoro che svolgi?

 

Nel mio caso sì, perché alla fine si usano spesso le stesse parole o frasi relative al settore e al momento mi accontento di questo, anche perché lavoro full time e quindi il tempo per studiare è scarso. Tra l’altro, il mio desiderio nel lungo periodo è di andare a lavorare a Miami e lì ancora più dell’inglese è importante conoscere lo spagnolo. Non c’è dubbio, però, che meglio si conosce l’inglese e più ampie diventano le opportunità lavorative e di comunicazione.

In conclusione, per tirare le somme, credo che prima di venire a lavorare in Inghilterra o negli USA sia necessario capire bene qual è il proprio obiettivo: se è quello di studiare e approfondire la lingua, allora è bene scegliere qualche situazione più ad hoc; se invece è quello di andare “all’avventura”, anche questo è accettabilissimo, ma l’importante è avere ben chiare le idee da subito altrimenti si sprecano soldi ed energie.

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Nov 292013
 

“Studiare? Tsé. Seguire un corso? Pfui. E’ tutto inutile: se davvero voglio imparare l’inglese, devo andare a lavorare in Inghilterra.” E’ un’affermazione che, in qualità di insegnante di inglese e più o meno esperto in materia, ho sentito ahimé almeno duecento volte. Il punto è che tale affermazione non è vera, o meglio è vera soltanto parzialmente.

Si ritiene davvero che lavorare in un qualche scantinato (se non si ha un buon livello di conoscenza dell’inglese è dura trovare lavori migliori) insieme magari ad altri italiani o a stranieri che conoscono tre parole – se va bene – sia il modo migliore per imparare?

E’ da questa (ennesima) urban legend sull’inglese che è nata l’idea di raccogliere le esperienze di italiani più o meno giovani che per diversi motivi, tra i quali spicca la volontà di imparare l’inglese, sono emigrati nel paese di David Beckham e delle Spice Girls.

Come imparare l’inglese ha intervistato un ventottenne genovese, David Ferrando, che si è trasferito in Inghilterra da circa un anno.

 

Puoi spiegarci presso quale struttura sei occupato e in che cosa consiste il tuo lavoro?

 

Ho trovato impiego come au pair presso un centro di formazione linguistica chiamato Richard Lewis Communications. Si trova in mezzo alla campagna inglese a Riversdown House, vicino a Winchester (antica capitale dell’Inghilterra prima che essa fosse spostata a Londra, ndr) e dista all’incirca un’ora e mezza da Londra. Au pair significa “alla pari”: in cambio di un impegno lavorativo per il centro pari a circa 30-35 ore settimanali mi vengono dati vitto e alloggio all’interno della scuola e posso usare le strutture sportive del centro, come il campo da golf, i campi da tennis e la palestra. Le mansioni che mi vengono assegnate variano di giorno in giorno a seconda delle necessità: talvolta aiuto i giardinieri, che devono mantenere in ordine un terreno molto esteso comprendente anche un campo da golf, mentre in altre occasioni mi occupo di servire in tavola, aiutare in cucina o accogliere gli studenti della scuola.

 

Come sei venuto a sapere di questo posto?

 

Non avendo un impiego fisso in Italia e desiderando fare un’esperienza all’estero, ho deciso di venire a lavorare in Inghilterra. Un amico mi aveva parlato in termini molto positivi di questa scuola e di questo possibile lavoro, per cui ho fatto una domanda via email che è stata accettata ed eccomi qui.

 

Hai avuto difficoltà linguistiche o di ambientamento nel periodo iniziale a Riversdown House?

 

No, per fortuna non ho avuto particolari difficoltà. Innanzitutto, l’atmosfera qui è davvero positiva: ci troviamo in mezzo al verde e lontani dalle città per cui si crea una sorta di ambiente protetto, con persone molto gentili, disponibili e abituate ad aver a che fare con stranieri di diverse nazionalità; credo che in altri posti e in altre situazioni le cose siano invece ben diverse.

Inoltre, quando sono arrivato il livello del mio inglese era già sufficientemente buono da consentirmi una comunicazione “di sopravvivenza”. Ovviamente, all’inizio mi capitava di non capire alcune cose, ma riuscivo comunque a comunicare. In seguito, le cose sono migliorate gradualmente e ora, a distanza di quasi un anno, posso tranquillamente affermare che il mio inglese è ulteriormente migliorato.

 

 

I progressi che hai fatto sono semplicemente dovuti al semplice fatto di trovarsi in Inghilterra e “respirare l’aria del posto”?

 

Assolutamente no. C’è un po’ l’idea diffusa che basti essere in Inghilterra e i miglioramenti avvengono da sé, ma se non si è inseriti nel contesto giusto ciò non avviene. Nel mio caso, infatti, la rapidità dei miei progressi è stata agevolata non soltanto dal fatto di essere sul suolo britannico, ma soprattutto dall’ambiente nel quale lavoro. Sono circondato dagli insegnanti e dallo staff della scuola e da studenti che vengono qui per una o due settimane con la forte motivazione di sfruttare al meglio il tempo a disposizione per imparare e migliorare. Tra l’altro, prima ho dimenticato di dire che in cambio del mio lavoro, oltre a vitto e alloggio, la Richard Lewis Communications mi offre anche delle lezioni di inglese con gli stessi docenti che insegnano agli studenti della scuola. Ciò mi è di grande aiuto perché mi aiuta a correggere i miei errori e a seguire un percorso di apprendimento più strutturato che autonomamente sarebbe difficile percorrere.

 

Quali obiettivi punti a raggiungere dal punto di vista linguistico?

 

In questi mesi ho preparato l’esame per ottenere una certificazione di livello B2 e devo dire che avere un traguardo chiaro mi è servito molto per migliorare. Una volta conseguito il B2, punterò subito a raggiungere il C1 perché credo che possa aprirmi maggiori opportunità lavorative e poi è uno stimolo efficace per studiare. Come dicevo prima, anche in questo caso è fondamentale essere guidati nel percorso di apprendimento. L’esame, per esempio, prevede degli esercizi di listening che sarebbero molto difficili da preparare autonomamente senza l’aiuto di un insegnante. Il punto è sempre lo stesso: non si impara soltanto e semplicemente perché ci si trova in un paese straniero.

 

 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

 

Come detto, voglio perfezionare la mia conoscenza dell’inglese e quindi credo di rimanere qui fino alla prossima estate e poi dovrò valutare se continuare a lavorare in Inghilterra o no: della mia esperienza fatta fino a questo punto sono comunque molto soddisfatto.

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Nov 262013
 

Come imparare con le canzoni inglesi? In questa puntata, e in altre in seguito, ci occupiamo delle canzoni inglesi da stadio. Gli appassionati (e i non appassionati) sanno che è stata l’Inghilterra la culla del football nel lontano XIX secolo. Sull’isola il calcio ha ancora un fascino particolare rispetto al resto del mondo e gioca da anni, talvolta anche in modo molto negativo (vedi fenomeno hooligans), un ruolo importante nella società inglese.
Diverse squadre e tifoserie si contendono il primato non solo in campo ma anche sugli spalti; spesso il nome e la gloria di un club si legano in modo indissolubile, oltre che a dei campioni in maglietta e pantaloncini, a uno stadio, a una curva… o a una canzone-simbolo appunto.
Difficile, per chi segue il calcio con passione, non aver mai ascoltato You’ll Never Walk Alone. Continue reading »

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Nov 242013
 

Come imparare l’inglese correttamente evitando alcuni degli errori più comuni? Oggi ci concentriamo sulla differenza tra due verbi, to bring e to take, normalmente tradotti con il verbo “portare”.
Se la traduzione italiana è la stessa, allora, qual è la differenza? Continue reading »

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Nov 222013
 

Nel precedente articolo di Come imparare l’inglese sulla Duration Form, o Forma di durata, abbiamo visto che per parlare di un evento che è iniziato nel passato ma prosegue nel presente il tempo che viene utilizzato è il Present Perfect Continuous.

Ciò è vero nella maggior parte dei casi, ma non sempre. Esistono alcuni verbi, infatti, con i quali non è possibile costruire la forma continuous, o “progressiva” come viene definita da diversi libri di grammatica.

Per esempio, con il verbo to be non è possibile usare il Present Perfect Continuous, ragione per cui la Forma di durata viene espressa in questo caso dal Present Perfect Simple.

Frasi come le seguenti:

 

1 Sono qui da ieri sera.

2 Gli autisti degli autobus della città sono in sciopero da quattro giorni.

 

Si traducono così:

 

1 I have been here since last night.

2 The city’s bus drivers have been on strike for four days.

 

Come evidenziato da questi esempi, essendo to be, “essere”, il verbo che esprime l’azione iniziata nel passato e tuttora in corso, il tempo che viene usato per costruire la Duration Form è il Present Perfect Simple.

Anche con il verbo to have, quando significa “avere”, “possedere”,  la Forma di durata si costruisce soltanto al Present Perfect Simple:

 

Da quanto tempo hai (“possiedi”) questa macchina?

How long have you had this car?

 

Lo stesso discorso vale per altri verbi, tra i quali to know e to want.

 

I’ve always wanted that house.

Jim has known Mia for over twenty years.

 

… Quanti ostacoli sulla strada di chi vuole imparare l’inglese! Bye bye!

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Nov 222013
 

Per imparare l’inglese non basta dedicarsi allo studio delle regole della grammatica, della fonetica e così via. Le lingue sono un sistema fluido e che pertanto si evolve nel tempo: alcune parole cadono in disuso, altre cambiano nella forma o nel suono, altre nascono spontaneamente dalla creatività dei parlanti.

In questo senso il web è una miniera inesauribile di termini nuovi: qualcuno ha vita breve, qualcuno invece entra nella parlata quotidiana, tanto che istituzioni di grandi prestigio decidono di farlo entrare “ufficialmente” nel regno della lingua standard.

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Nov 222013
 

The ties that bind, “I legami che uniscono”: cantava così Bruce Springsteen… E in effetti tra Italia e Stati Uniti d’America di relazioni di vario genere nel tempo se ne sono instaurate eccome. Se a volte questi legami hanno acquisito una forma tangibile nelle persone dei tanti italiani emigrati che hanno contribuito alle fortune del paese di George Washington, in altri casi i collegamenti sono stati stabiliti in modo più… etereo. Ne sapeva qualcosa Guglielmo Marconi, inventore e scienziato passato alla storia per essere stato il primo uomo a sviluppare un sistema di comunicazione via onde radio, la cui evoluzione ha condotto allo sviluppo di sistemi di telecomunicazione senza fili o, come diciamo oggi, wireless. Continue reading »

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Nov 212013
 

“Studio inglese da dieci anni.” Un’affermazione all’apparenza molto semplice da tradurre: nulla a che vedere con qualche complicato brano di Business English o di inglese tecnico.

“Studio inglese” = I study English. Da dieci anni = from ten years. Risultato: I study English from ten years. Nella mia esperienza di insegnante con studenti di diverse età e interessi, questa traduzione letterale – errata – è molto frequente.

Ma come, direte voi, se in italiano ho un presente anche in inglese avrò un presente, no? La risposta purtroppo è no.

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Nov 192013
 

La nostra lingua è la diretta discendente del latino, per cui magari non è bello ciò che sto per affermare ma, se vi sforzate di imparare l’inglese e siete alle prese tra le discrepanze tra pronuncia inglese e grafia, beh, in buona parte potete tranquillamente maledire il latino per questa situazione!

Che cosa c’entra, vi chiederete, la lingua di Giulio Cesare e Cicerone con le follie dello spelling inglese? C’entra, eccome se c’entra. Continue reading »

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Nov 142013
 

“L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!” Diceva così Gino Bartali, indimenticato campione di ciclismo e toscano verace sempre pronto a dire tutto ciò che pensava senza filtri, anche quando, appunto, tutto era da rifare da zero.
E’ con lo stesso spirito critico e analoga sferzante ironia che Luciano Ardoino, genovese con esperienza internazionale pluridecennale in tutti i reparti del comparto alberghiero, ha creato all’inizio del 2009 un blog sul turismo chiamato appunto tuttosbagliatotuttodarifare.
Lo scopo della sua pagina web non è quello di criticare per il gusto di lamentarsi, ma di contribuire in modo costruttivo allo sviluppo del turismo nel nostro paese. Come imparare l’inglese lo ha intervistato ponendo l’accento in particolare sul binomio conoscenza delle lingue straniere/turismo.

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Nov 142013
 

Uno dei crucci degli studenti quando hanno a che fare con la pronuncia inglese è come leggere il suffisso –ed usato per formare i tempi passati. Anche coloro che non conoscono l’inglese in modo troppo approfondito sanno che per formare il tempo passato dei verbi regolari basta aggiungere –ed o –d alla forma base del verbo.
Ecco quindi che finish diventa finished, scratch diviene scratched, arrive dà invece arrived, ecc.<!–
Okay per lo spelling, quindi. Ma come pronunciare? Tutto dipende dal suono finale del verbo alla forma base: attenzione, ho detto dal suono (o fonema) finale, non dalla lettera finale.
Per spiegarmi meglio vi porto il seguente esempio:

arrive

L’ultima lettera è e, ma se pronunciate questa parola sapete sicuramente che il suono finale è /v/. Stesso discorso per stampede (“fuggire in modo disordinato”). L’ultima lettera è e, ma il suono finale è /d/.
Abbiamo quindi detto che per capire la pronuncia di –ed dobbiamo fare attenzione al fonema finale della forma base del verbo.
Già, perché a seconda di quale suono chiuda la parola, –ed verrà pronunciato in tre possibili modi:

/id/; /d/; /t/

Vediamoli caso per caso:

/id/ con verbi il cui fonema finale alla forma base è /d/ o /t/. Per esempio:

stampede (fonema finale /d/);  stampeded (pronuncia /id/)
proceed (fonema finale /d/);  proceeded (pronuncia /id/)
spurt (fonema finale /t/);  spurted (pronuncia /id/)

/d/ con i verbi il cui fonema finale è una consonante sonora o una vocale:

mow (fonema finale /ʊ/);  mowed (pronuncia /d/)
grab (fonema finale /b/);  grabbed (pronuncia /d/)

/t/ con i verbi il cui fonema finale è una consonante sorda:

stress (fonema finale /s/);  stressed (pronuncia /t/)
slurp (fonema finale /p/);  slurped (pronuncia /t/)

Pronuncia Inglese "ed"

Pronuncia Inglese “ed”

 

Conoscere queste distinzioni e imparare correttamente la pronuncia inglese è un fatto di pura pignoleria? Assolutamente no. Il punto è che se noi non conosciamo la pronuncia delle parole la conseguenza è che non solo rischiamo di non farci capire, ma incontreremo notevoli difficoltà di comprensione quando gli altri si rivolgeranno a noi. Ricordate, in conclusione, che l’unica regola della pronuncia inglese è che non ci sono regole … O quasi, come abbiamo appena constatato. That’s it for today. Bye bye!

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Nov 132013
 

La pronuncia inglese riserva spesso diverse sorprese. Come spesso abbiamo scritto su Come Imparare l’Inglese l’unica regola di pronuncia inglese che esiste recita paradossalmente che: “Non ci sono regole.” Nel nostro viaggio esplorativo tra le mancate corrispondenze tra il “come si scrive” e il “come si legge”, ci concentriamo oggi sulle parole che iniziano per “kn-“. Continue reading »

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Nov 052013
 

“Studiare una lingua significa studiare una cultura”, diceva spesso un mio docente all’università. Nella mia carriera di studente di inglese e di altre lingue questo è stato un insegnamento veramente prezioso. La curiosità di conoscere una visione del mondo diverse dalla nostra rappresenta la base e non un semplice “di più” di un apprendimento efficace di una lingua straniera. Continue reading »

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Nov 042013
 

Parlando della pronuncia inglese, tra le possibili categorizzazioni dei diversi tipi di accento è molto rilevante la suddivisione tra rhotic e non-rhotic. Il primo dei due gruppi contraddistingue gli accenti, tra i quali il più noto è il General American (o GA), che pronunciano il fonema /r/ a fine parola o sillaba tra un suono vocalico e uno consonantico. Al contrario, i parlanti del secondo gruppo, tra i quali figurano coloro che pronunciano seguendo la RP (Received Pronunciation) britannica, non pronunciano il fonema /r/ nei casi appena citati e rappresentano quindi la categoria dei non-rhotic accents. Continue reading »

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Nov 042013
 

Si chiama CLIL e la sua introduzione nella scuola secondaria italiana è stata prevista a partire dal settembre 2012. Di che cosa si tratta? Come imparare l’inglese ha discusso di questa tematica con la Professoressa Franca Quartapelle docente formatrice che ha partecipato al progetto europeo che ha dato origine al CLIL in Italia e co-autrice, con Dieter Wolff,  del libro Linee guida per il CLIL in tedesco sull’argomento. Continue reading »

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Nov 032013
 

La pronuncia inglese riserva spesso diverse sorprese. Come spesso abbiamo scritto su Come Imparare l’Inglese l’unica regola di pronuncia inglese che esiste recita paradossalmente che: “Non ci sono regole.” Nel nostro viaggio esplorativo tra le mancate corrispondenze tra il “come si scrive” e il “come si legge”, ci concentriamo oggi su una breve lista di parole che presentano la lettera ‘h’ nello spelling, la quale, però, è muta.Infatti, a differenza dell’italiano, nel quale la ‘h’ è sempre muta, in inglese nella quasi totalità dei casi la ‘h’ all’inizio di parola è aspirata: è il caso di parole quali hamster, “criceto”, harm, “danno”, hotel, ecc. Esiste invece una lista limitata di termini che iniziano con una silent ‘h’: Continue reading »

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