Giu 272017
 

Quali sono le origini e qual è la storia del Ponte di Brooklyn? Si potrebbe affermare, in sintesi, che si tratta di un esempio di resilienza, ovvero dalla capacità di far fronte a una difficoltà o a un evento traumatico.

Una Notte Gelida Dà il Via alla Storia del Ponte di Brooklyn

Tutto ha inizio, infatti, la mattina del 23 gennaio del 1867. Davanti agli occhi degli abitanti di New York e Brooklyn – all’epoca città distinte – si apre uno scenario tanto straordinario quanto problematico. Il freddo della notte ha ghiacciato completamente l’East River, lo stretto marittimo che divide l’isola di Manhattan da Long Island, l’isola di Brooklyn e Queens.

I traghetti e le imbarcazioni della baia sono bloccati dal ghiaccio e i traffici commerciali tra le due città rimangono congelati, nel vero senso della parola, per molte settimane.

Il danno e i disagi sono incalcolabili. Già all’epoca, circa un abitante di Brooklyn su dieci lavora a Manhattan ed è costretto ad attraversare l’East River a bordo di traghetti freddi, lenti e scomodi, più simili a carri bestiame che a mezzi di trasporto pubblico per il modo in cui le persone viaggiano stipate.

Da anni gli abitanti delle due isole sognano una struttura che attraversi il turbolento fiume, un ponte gigantesco che riesca a unire le due città liberando i trasporti dalla tirannia del meteo avverso. Tutti concordano su un punto: è giunto il momento di fare qualcosa.

La Storia del Ponte di Brooklyn

La Storia del Ponte di Brooklyn

Espandere la Città Verso l’Esterno

Non è soltanto il problema meteorologico a preoccupare. Nella seconda metà del XIX secolo, Manhattan è stata già abitata quasi per intero, mentre il bisogno di nuove case per una popolazione in costante crescita si fa sentire in maniera sempre più pressante. E pensare che ancora non siamo arrivati al periodo dell’immigrazione di massa dall’Europa di fine Ottocento.

L’epoca dei grattacieli e dello sviluppo verticale di New York non è ancora iniziata. L’idea che domina è quella di espandere la città verso l’esterno, non verso l’alto, e Long Island sembra la piattaforma ideale per proseguire il processo di estensione della grande metropoli.

Solo un uomo può riuscire nell’impresa di collegare i due lembi di terra. Si tratta di un sessantenne ingegnere di origine tedesca: il suo nome è John Augustin Roebling. Trasferitosi negli Stati Uniti in un momento di grande vitalità del paese dal punto di vista economico, Roebling ha già accumulato un’immensa fortuna grazie all’abilità dimostrata nel costruire ponti sospesi. L’impresa che gli si presenta davanti con il Ponte di Brooklyn, però, è titanica e sono in molti a dubitare che possa davvero essere portata a compimento.

Un’Impresa Senza Precedenti

E’ necessaria la determinazione teutonica di Roebling per realizzare l’opera ingegneristica più grande dell’epoca. La campata centrale avrebbe misurato circa 500 metri. Già da sola, quindi, sarebbe stata lunga quanto la metà dei ponti più grandi esistenti all’epoca.

Le torri in stile neo-gotico del ponte avrebbero raggiunto l’altezza di 275 piedi – circa 85 metri. Sarebbero quindi state sette volte più alte dei palazzi a cinque piani di Manhattan, al tempo i più imponenti della città.

Non sono soltanto le dimensioni a preoccupare. Il fondo dell’East River è sabbioso, il che significa che è impossibile sapere quanto in profondità debbano essere costruite le fondamenta. Alla fine, esse verranno poste a una profondità compresa tra i 40 e gli 80 piedi – tra i 15 e i 25 metri circa.

Nell’estate del 1869, a soli due anni dalla fatidica notte in cui era ghiacciato l’East River, tutto è pronto per iniziare la grande impresa.

La storia del ponte di Brooklyn, però, va quasi immediatamente incontro a una tragica battuta d’arresto: ne è vittima il suo ideatore stesso, John Roebling.

Da Padre a Figlio

E’ il giugno del 1869 e la costruzione del ponte è iniziata a pieno ritmo, sotto gli occhi vigili di John Roebling, il quale, da vero leader, segue personalmente l’andamento dei lavori.

Nella manovra di attracco sulla sponda di Brooklyn, però, un’imbarcazione lo colpisce tranciandogli di netto le dita di un piede. Segue un’infezione gravissima che lo porterà nel giro di poche settimane a morire di tetano. Nemmeno il tempo di iniziare, quindi, e l’opera si vede priva dell’uomo che l’aveva pensata.

L’enorme responsabilità della leadership del progetto ricade sulle spalle del figlio di Roebling, Washington, allora 32enne.

Seguono anni davvero pieni di ostacoli, non solo logistici e infrastrutturali. Sulla scena politica newyorchese, si sta affermando un sistema esteso di tangenti e malaffare con a capo Tammany Hall, un’organizzazione legata al Partito Democratico. Le cariche pubbliche vengono gestite in modo clientelare e a risentirne negativamente è l’attività di New York nel suo complesso.

Nonostante le tante difficoltà e grazie agli sforzi di migliaia di operai, anonimi eroi silenziosi costretti a lavorare in condizioni estreme, il Brooklyn Bridge viene finalmente inaugurato il 24 maggio 1883. Durante il giorno dell’inaugurazione transitano sul ponte un totale di oltre 150.000 persone. Per completare la costruzione del Brooklyn Bridge sono morte 27 persone, compreso, appunto, l’ideatore del progetto.

La Storia del Ponte di Brooklyn Nasce Sotto Cattivi Presagi

Non passa nemmeno una settimana dalla sua inaugurazione e il Ponte di Brooklyn diventa teatro di una tragedia.

Una donna scivola da una rampa di scale. Un’amica che è con lei urla per lo spavento e in un attimo si sparge la voce che il ponte sta crollando. Si scatena il panico. La folla si muove impazzita e muoiono dodici persone.

L’anno dopo, sarà il magnate Barnum – proprietario del celebre omonimo circo – a dimostrare la stabilità del ponte facendo transitare da una sponda all’altra più di 20 dei suoi elefanti.

Il Brooklyn Bridge era finalmente pronto per essere consegnato alla storia.

 

 

 

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