Politici Italiani e Pronuncia Inglese: Poco Amore e Tanto Odio

 In Come si pronuncia in inglese, Dubbi comuni degli studenti di inglese

Pronuncia inglese, e più in generale lingua inglese, e politici italiani. Un rapporto di amore (poco), odio (tanto) e incomprensioni (innumerevoli) che va avanti da anni.

Pronuncia Inglese

Pronuncia Inglese

Per esempio, circa dieci anni fa l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si recava in visita da George W. Bush per pronunciare il famoso elogio della bandiera statunitense: “I considers there’s flag of Unai Esteis, noz only the flag of a country, but is universal message of freedom av democrarcy,” che provando a tradurre letteralmente sarebbe: “Io considera c’è bandiera degli Stai Unii noz solo la bandiera di un paese, ma è messaggio universale di libertà av (?) democrazia.”

Sulla pronuncia inglese creativa e sulle acrobazie linguistiche del parlamentare europeo Giovanni Saverio Furio Pittella, per gli amici Gianni, non mi sembra invece il caso di soffermarci di nuovo nel dettaglio: basta leggere qui e prepararsi un fazzoletto da inondare di lacrime che verserete per le risate – se volete cogliere il lato comico – o per l’amarezza, data dal fatto di avere un vicepresidente vicario del Parlamento europeo che non è in grado di mettere insieme tre parole di inglese nemmeno potendo leggere quello che qualcun altro gli ha scritto e che gli passa sul gobbo…

Passando invece a tematiche e a personaggi molto più attuali, sui social network impazzava in queste ore la domanda se il futuro Presidente del Consiglio Matteo Renzi, data la giovane età e l’impronta tecnologica della sua comunicazione, con tanto di sciorinamento di tweet, post e hashtag a ripetizione, sarà in grado di cavarsela meglio con la lingua inglese dei Pittella e Berlusconi di turno. Vox populi dice che si sta dedicando allo studio dell’inglese –in tal caso, chapeau – ma per ora, attenendoci a quello che passa il convento, ergo il web, le premesse non sono granché promettenti.

In un discorso fatto a Firenze in occasione di una premiazione per Ted Turner, Renzi dimostra di non conoscere benissimo – eufemismo – la differenza tra suoni vocalici lunghi e brevi e soprattutto le conseguenze abbastanza imbarazzanti che una vocale breve al posto di una lunga può generare in termini di significato. Accade così che masterpiece, con <ie> che richiederebbe una /i:/ lunga, diventi, nelle parole del sindaco/segretario/primo ministro, un master piss. Da un capolavoro, masterpiece appunto, passiamo quindi a parlare di urine – usando peraltro un termine piuttosto esplicito – come avevamo già spiegato in questo articolo a proposito della differenza nella pronuncia e nel significato di peace/ piece / piss.

I passaggi da “fazzoletto alla mano” – se per il divertimento o per lo sconforto scegliete voi – rimangono comunque la pronuncia all’inglese di Leonardo, che diventa “Lionardo”, e la traduzione inglese da Michelangelo a Michael Angelo (ripetuta due volte, quindi non è stato un lapsus: si vede che Renzi pensa proprio che si dica così).

I nomi propri, com’è logico che sia, non si traducono. Suonerebbe un po’ strano parlare di Giorgio Arbusto anziché di George Bush. Pensate poi a come reagirebbe il vostro interlocutore americano o inglese se diceste: Paul Reds invece di Paolo Rossi. Alla risata, probabilmente, seguirebbero le domande sinceramente preoccupate del vostro amico: “Ma va tutto bene? Vogliamo parlarne? Dai, ti offro un caffè e mi dici che cosa ti turba.”

Abbiamo già a che fare con la piaga della fuga dei cervelli: cerchiamo almeno di non americanizzare i nostri più grandi artisti rinascimentali e vediamo di non far scappare anche loro da morti; sono tra le poche cose delle quali il nostro paese può ancora vantarsi… Peace (con un suono /i:/ bello lungo) and love!

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