Lug 282013
 

INTERVISTA CON IL LINGUISTA BRITANNICO RICHARD D. LEWIS

Una vita fuori dal comune. È questa, in sintesi, la biografia di Richard Donald Lewis. Nato nel 1930 nel paesino di Billinge nel nord-ovest dell’Inghilterra, prima di compiere trent’anni Richard D. Lewis aveva già aperto diverse scuole di lingue in paesi quali la Norvegia, la Finlandia e il Portogallo. Interessato alle lingue e alle culture straniere fin da giovane, Lewis parla con disinvoltura più di dieci lingue. Come speech writer ha lavorato tra gli altri per l’Imperatore del Giappone Akihito, l’ex Cancelliere tedesco Adenauer e l’ex Primo Ministro finlandese Virolainen. Laureato alla prestigiosa Sorbonne di Parigi e autentico guru nel campo della comunicazione interculturale, è stato consulente interculturale dell’Imperatrice Michiko del Giappone, dell’ex Premier danese Anders Fogh Rasmussen e della World Bank. Ristabilitosi in Inghilterra nel 1971, ha iniziato a organizzare corsi residenziali di lingua inglese per manager, professionisti e politici nel sud dell’Inghilterra nella magnifica sede di Riversdown House, nello Hampshire.

  • Qual è il metodo più veloce ed efficiente per imparare l’inglese o una lingua straniera in generale?

Essendo madrelingua non mi sono mai posto la questione relativa a come imparare l’inglese, ma, in generale, quando si vuole imparare una nuova lingua la cosa primaria è studiare il sistema dei verbi. In seguito si può passare ad altre classi di parole e arricchire la propria conoscenza del lessico e delle frasi idiomatiche. La fonologia è invece un talento naturale in quanto è una questione di orecchio. Tuttavia, anche se non si possiede questo dono, si può migliorare con l’aiuto di un buon insegnante.

  • Milioni di persone in diversi paesi del mondo acquistano gli smart phone e le stesse marche di blue jeans. I social network sembrano aver velocizzato il processo che porta a una società apparentemente globalizzata. Stiamo forse andando verso un’unica “cultura globale” nella quale le differenze sono destinate a essere annullate?

In molti ritengono che il fatto che tutti indossino i blue jeans o ascoltino la stessa musica voglia dire che a livello globale le culture stanno convergendo. Secondo la mia esperienza, però, questa è un’analisi alquanto superficiale. Ciò che di solito avviene è invece il contrario: le abitudini culturali non sono per niente l’effetto del caso. I valori culturali più radicati rappresentano il frutto di centinaia di anni di conoscenza trasmessa attraverso decine e decine di generazioni; di conseguenza, le culture si modificano lentamente e resistono a diverse forme di infiltrazione.

Diamo alcuni esempi concreti nell’ambito business. Se il venditore e il compratore sono due persone ragionevoli, riescono ad accordarsi sul costo e sulle quantità in breve tempo: sfortunatamente, non viviamo in un mondo ideale e questo scenario si verifica molto raramente. Al contrario, intervengono altri fattori che determinano la buona riuscita o meno di una compravendita internazionale. Per esempio, gli statunitensi non riescono a sopportare il silenzio, mentre per i giapponesi evitare di rispondere subito a una domanda è un segno di rispetto per la controparte: significa che ha fatto un’osservazione intelligente e che quindi vale la pena prendersi qualche secondo per riflettere prima di dare una risposta. Se un americano non ne è conscio, può interpretare il silenzio in modo totalmente fuorviante. Anche gli obiettivi stessi possono essere molto diversi tra loro. In Francia anche le aziende private sono un motivo di orgoglio e reputazione nazionali. Negli USA si cerca di massimizzare il profitto, mentre i businessmen asiatici sono più orientati ad avere aziende con un ampio numero di dipendenti.

  • Studiare e/o lavorare all’estero è un’esperienza importante?

Certamente, direi che è fondamentale. Se ci si limita a conoscere solo la propria realtà, si avrà sempre una visione molto ristretta, mentre viaggiando ci si apre ad altre culture, altre lingue e altri modi di vivere e i nostri orizzonti culturali stessi si espandono. Inoltre, è necessario conoscere diverse lingue straniere. Imparare l’inglese è importante, ma più lingue si conoscono e meglio è.

  • Rispetto al passato il mercato del lavoro è più aperto e un numero crescente di lavoratori emigra verso altri paesi cercando migliori opportunità professionali. Alcuni, però, faticano ad ambientarsi in una cultura diversa. Perché?
mparare l'Inglese e altre 10 lingue

Imparare l’Inglese e altre 10 lingue

Ci sono persone che vanno a vivere in un paese straniero senza conoscerne la cultura e, una volta insediatesi in un nuovo ambiente, faticano a capire delle abitudini diverse e scoprono quindi che adattarsi a una nuova realtà è più complicato di quanto pensassero. I problemi di adattamento dei quali fanno esperienza vengono definiti come “culture shock”.
Prima di trasferirsi, sarebbe consigliabile informarsi quanto più possibile sulla cultura del paese in cui ci si va a stabilire. Innanzitutto, è opportuno studiare la storia del paese verso il quale si emigra per capire gli eventi che hanno portato una nazione e il suo popolo a diventare ciò che sono nel presente. Non ci si può trasferire in Italia senza sapere nulla di Garibaldi e Mazzini, così come se si va in Francia non si può ignorare che cosa è successo durante la Rivoluzione Francese.

  • Quante lingue parla?

A venticinque anni ne conoscevo già nove. Ora parlo più di dieci lingue, tra le quali anche il finlandese e il giapponese, mentre non ho mai imparato il cinese: avevo iniziato a studiarlo a quarant’anni ma non avevo più l’energia necessaria per continuare.

  • L’inglese, che si è affermato come lingua franca internazionale, manterrà questa posizione dominante a lungo? O ritiene che emergeranno altre lingue in futuro?

Alcuni sostengono che verrà l’epoca dello spagnolo, ma lo ritengo improbabile. Altri affermano che sarà sostituito dal cinese, ma la realtà è che ogni anno in Cina diversi milioni di studenti iniziano a imparare l’inglese. Con questo non voglio affermare che ci si debba dedicare solo all’inglese: sarebbe in contraddizione con la mia esperienza di vita, visto che personalmente ho investito tanto tempo ed energie per imparare diverse lingue straniere. Non credo, però, che la posizione dell’inglese sia sotto minaccia e, come ho scritto in diversi libri, al momento non vedo nessuna alternativa all’inglese come lingua franca globale.

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