Neologismi Inglesi: Significato di Digital Nomad

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Dopo aver visto il significato e l’origine delle parole blogger e vlogger, continuiamo il percorso tra i neologismi inglesi nei settori della Rete e dell’informatica analizzando una nuova espressione: digital nomad.

L’aggettivo inglese nomad, come quello italiano “nomade”, deriva dal greco e significa: “che si sposta in cerca di pascoli”. Per secoli, se non millenni, al nomadismo è generalmente stata legata l’idea dello spostamento ciclico da una regione a un’altra dettato da ragioni culturali, storiche o economiche.

Recentemente, però, e in particolare negli ultimi dieci-quindici anni, un’altra forma di nomadismo ha preso campo: quello digitale.

Ma chi sono questi digital nomads? Si tratta di individui che hanno scelto di non avere una dimora fissa e di spostarsi di paese in paese non alla ricerca di nuovi pascoli per il bestiame o di nuovi terreni da coltivare e generalmente non con altre persone appartenenti al loro stesso gruppo etnico. Se i Sioux incontrati da Kevin Costner in Balla Coi Lupi migravano tutti insieme, il cavaliere errante digitale preferisce la solitudine. Oggi è così: tempi diversi e culture diverse.

Il digital nomad usa il proprio computer portatile e il collegamento a Internet per sostenere economicamente i propri viaggi, essendo generalmente lei/lui una persona che guadagna il necessario (e più) per vivere e muoversi tramite un’attività che può essere gestita online o comunque a distanza.

Da che cosa è dettata l’esigenza di viaggiare se gli spostamenti non sono legati al bestiame o alle stagioni? Molto semplicemente, dal piacere di viaggiare più o meno continuamente e/o dal desiderio di non avere una fissa dimora.

Attenzione, però: il nomadismo digitale non è di per sé un mestiere, bensì un modo di vivere alimentato finanziariamente da uno o diversi lavori che possono essere svolti a distanza.

Digital Nomad

Digital Nomad

Quali sono allora le attività svolte dai digital nomads? Possiamo fare una lunghissima lista di esempi, ma in realtà tutto ciò che serve al nomad è avere una professione che gli permetta di lavorare nei luoghi e nelle tempistiche che ritiene più opportune. Sei un traduttore e devi consegnare la traduzione di un testo entro due mesi? Puoi farlo lavorando venti ore oggi, nessuna domani, quattro la settimana prossima, dalla Groenlandia, dal Botswana o a cento metri dal Colosseo. Sei un programmatore, un blogger o un graphic designer? Anche in questi casi generalmente esiste grande libertà di sviluppare un progetto o lavorare a una commessa in qualsiasi ora e da qualsiasi angolo del mondo… O talvolta no. L’assoluta libertà dal punto di vista della collocazione geografica è in realtà vera solo fino a un certo punto: se l’accesso a Internet per esempio è cruciale, il digital nomad è comunque legato alla presenza di infrastrutture che gli consentano di svolgere la sua attività. Nonostante i miracoli della tecnologia moderna, è dura collegarsi alla Rete da un’isola deserta in mezzo al Pacifico. Per questo motivo i digital nomads tendono comunque a fermarsi per un certo periodo in ambienti urbani che consentano loro di avere la stabilità e le strutture adatte per lavorare.  Allo stesso modo, una certa costanza e regolarità negli orari si rende comunque necessaria… Dopo tutto, saranno pure digital e nomads, ma si tratta pur sempre di persone che lavorano.

Appuntamento al prossimo articolo sui neologismi inglesi in campo informatico. Bye bye!

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