L’Inglese e le Lingue a Rischio d’Estinzione

 In Imparare l'Inglese Magazine, Lingua e cultura

Il sito endangeredlanguages.com , che si pone l’ambizioso obiettivo di salvaguardare le lingue a rischio di morte, ha recentemente lanciato un allarme secondo il quale: “L’estinzione di una lingua comporta la perdita di un patrimonio scientifico e culturale di grande valore e può essere paragonata all’estinzione di una specie.” Come Imparare l’Inglese si occupa in quest’articolo di studiare questo preoccupante fenomeno.

Il 43% delle lingue parlate a livello globale è a rischio di estinzione entro la fine di questo secolo: non saranno le percentuali dell’ 80-90% che talvolta vengono citate, ma il dato è comunque allarmante.

Uno studio condotto dal sociologo Ganesh Devy  ha messo in luce per esempio che nel sub-continente indiano circa una su cinque delle lingue parlate fino a cinquant’anni fa è scomparsa.

L’opinione comune vuole che la responsabilità dell’estinzione delle lingue sarebbe ascrivibile all’inglese, lingua “killer” che mieterebbe vittime in tutto il globo e che, forse, potrebbe anche mettere a repentaglio l’esistenza dell’italiano stesso, visto e considerato il numero in costante crescita di prestiti inglesi nella nostra lingua.

Sicuramente l’inglese in quanto lingua franca globale ha avuto e ha un ruolo incisivo nel processo che ha portato molte lingue a perdere parte del loro prestigio, ma la colpa, se così si può dire, non è affatto attribuibile soltanto all’inglese.

La radice della questione risale all’Ottocento, secolo nel quale venne affermata l’idea di identità di lingua e nazione. Ma in che modo riesce a radicarsi l’idea della “lingua dello Stato” nella popolazione? Attraverso l’istruzione e la scuola, che diventano la fucina di una lingua nazionale standard, il modello di riferimento a cui tutti guardano. Riuscire a parlare in modo scorrevole la lingua insegnata a scuola dà accesso a maggiori opportunità di trovare un lavoro migliore e di aspirare a uno status sociale di rango più elevato.

La domanda a questo punto è se sia possibile, a fronte di questo pericolo di estinzione di così tante lingue in tutto il pianeta, opporre un qualche tipo di resistenza? La pianificazione linguistica, materia che si occupa di queste problematiche, è molto complessa e non la possiamo illustrare in poche righe. Per ora è sufficiente sapere che il lavoro dei pianificatori nel tempo ha dimostrato che basare la rivitalizzazione di una lingua facendo leva su motivazioni di carattere “morale” o “sentimentale” risulta inefficace. L’istinto di sopravvivenza la fa da padrone e quindi, per quanto idealmente sensibili all’argomento, le persone compiono scelte linguistiche “di convenienza” che favoriscano migliori condizioni di vita.

Partendo proprio da quest’analisi sono stati fondati diversi progetti i quali, invece di riferirsi esplicitamente al valore culturale della salvaguardia del patrimonio linguistico, evidenziano i benefici tangibili nella vita quotidiana del mantenimento del patrimonio linguistico. Per esempio, il programma nato nella Repubblica d’Irlanda, a Galway, con il nome di Gallhim le Gaeilge (“Galway in irlandese”) ha un carattere prevalentemente economico. Esso ha lo scopo di far notare agli operatori turistici e agli esercenti di Galway in generale che la lingua irlandese può rappresentare un ottimo sponsor per la città. L’obiettivo è quello di convincerli a usare il gaelico nelle insegne delle bottheghe e nelle pubblicità come tratto distintivo e caratterizzante della zona… Ma di questo progetto parleremo più in dettaglio in un’altra occasione. Bye bye!

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