Nov 212014
 
Lavorare in Inghilterra, Ovvero l'Importanza della Determinazione

Lavorare in Inghilterra, Ovvero l’Importanza della Determinazione

Lavorare in Inghilterra e possibilmente a Londra è il desiderio di molti. La grande città multietnica e piena di opportunità attrae giovani e non, specialmente in un periodo difficile dalle nostre parti. Bed of roses? Solo rose e fiori? Continua il nostro viaggio attraverso le esperienze di italiani trasferitisi oltre la Manica. Questa volta, abbiamo intervistato un ragazzo modenese, Marco Capriello.

Puoi riassumerci la tua storia?

Ho 24 anni e sono di Cavezzo, paesino della provincia di Modena ultimamente noto per il sisma che ci ha colpito nel 2012.
Ho studiato Scienze della Comunicazione, anche se ho sempre lavorato da quando ho 19 anni allo scopo di coprire i costi dei miei studi e soprattutto di avere un bagaglio di esperienze lavorative fin da molto giovane.
Amo definirmi un sognatore con i piedi per terra;  a Londra sono venuto sostanzialmente per fare un’esperienza che arricchisse la mia vita. Sin da piccolo sono stato affascinato dai viaggiatori, dagli avventurieri, ma ho sempre creduto di non avere abbastanza coraggio per poterlo fare anche io.
Poi però si cresce e, grazie a qualche soldino messo duramente da parte coi lavoretti e all’educazione eccezionale che ho ricevuto, ho trovato lo slancio per partire.
Inizialmente, l’idea era di stare via 6 mesi, ma dopo 8 mesi mi trovo ancora qui. A livello più concreto, sono partito per cambiare radicalmente la conoscenza del mio inglese, provare a vivere da solo, in tutto e per tutto, e imparare a prendermi cura di me stesso fino in fondo.

 

Parlaci della tua esperienza con la lingua inglese.

Onestamente, per quanto riguarda reading e writing il mio inglese non era così male. La conversazione, però, era il mio punto debol(issino) e quando sono partito non sapevo nemmeno come chiedere di caricare una Oyster Card (l’abbonamento per accedere ai trasporti pubblici, ndr). Adesso, invece, riesco a dialogare in lingua inglese. Sicuramente, con i parlanti nativi faccio ancora fatica, ma la comprensione è migliorata molto. Nell’espressione non sono ancora a mio agio, ma ciò è a causa di lacune mie personali, non avendo mai allenato in passato la lingua.

E’ sufficiente – come molti comunemente ritengono – vivere a Londra o lavorare in Inghilterra qualche mese per imparare l’inglese per osmosi o per magia…?

Non credo che basti vivere a Londra per migliorare l’inglese. Sicuramente è necessario avere spirito di ricerca, che può essere più o meno accentuato a seconda del nostro modo di essere.
A me piace chiedere come si dice in maniera corretta una frase, anche se sicuramente potrei fare ancora qualcosa in più. Se, però, prendo il Marco di 8 mesi fa, posso dire che c’è stato un buon miglioramento. Vorrei stringere qualche amicizia forte con persone del posto per abituarmi alla loro pronuncia e sforzarmi di correggere la mia… Tempo al tempo: questo è un tipo di esperienza che richiede pazienza e, pensandoci, non ne ho mai avuta nella mia vita. Paradossalmente, in una città veloce come Londra sto imparando ad averne.

Di che cosa ti occupi a Londra?

Sto lavorando per un brand italiano di scarpe, un negozio in Oxford Street, Central London. Ho iniziato in magazzino e ringrazierò sempre chi mi ha dato l’opportunitá di mettermi in gioco nonostante il mio inglese maccheronico dell’epoca. Il brand è italiano, infatti, ma gestito totalmente in lingua inglese.
Ora, dopo circa 6 mesi in magazzino, ho avuto l’opportunitá di salire in shopfloor, quindi al piano vendita nel customer service come commesso. Sono felicissimo, soprattutto per il fatto che ora posso ancora di piú mettere alla prova il mio inglese. I primi 10 minuti sono stati terribili, ma devo dire che ora mi diverto anche. A volte basta chiedere di ripetere, senza timore. Sono contento, ho due giorni a casa a settimana e lo stipendio basta a coprire le spese di una città come Londra. Vero, non mi rimane più di tanto a fine mese, ma non sono comunque partito con l’idea di “fare soldi”. L’aspetto economico è importantissimo, non lo nego, ma in questo tipo di esperienza, per quanto mi riguarda, è una grande soddisfazione riuscire a coprire le spese senza dover chiedere aiuto a nessuno e godere quindi di un’indipendenza vera e propria.

Le tue aspettative sono state soddisfatte o disattese? Qual è il tuo bilancio giunto in questa fase della tua esperienza?

Sono partito senza aspettative precise. Attenzione, non sto dicendo che ho fatto le cose a caso: ciò che avevo pianificato, più che gli effetti della mia decisione, era la volontà di non arrendermi che ero disposto a mettere in questa esperienza. Comunque, mi aspettavo una città che potesse rispondere in maniera positiva a qualcuno che avesse voglia di mettersi in gioco e così è stato. Quello che mi sta lasciando questa esperienza è sicuramente inestimabile a livello di crescita personale: mi sento 10 volte più forte di quando sono partito.

Quanto ai miei progetti futuri, a brevissimo termine voglio migliorare e ancora migliorare il mio inglese.
A livello più ampio trovare un lavoro in cui  possa migliorare la condizione umana delle persone. Al momento non so come né dove, ma il desiderio c’è… E magari girare il mondo, viaggiando e viaggiando.

Good luck, Marco!

PS dei dettagli più coloriti dell’esperienza di Marco parleremo magari in un’altra occasione…

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