Nov 292013
 

“Studiare? Tsé. Seguire un corso? Pfui. E’ tutto inutile: se davvero voglio imparare l’inglese, devo andare a lavorare in Inghilterra.” E’ un’affermazione che, in qualità di insegnante di inglese e più o meno esperto in materia, ho sentito ahimé almeno duecento volte. Il punto è che tale affermazione non è vera, o meglio è vera soltanto parzialmente.

Si ritiene davvero che lavorare in un qualche scantinato (se non si ha un buon livello di conoscenza dell’inglese è dura trovare lavori migliori) insieme magari ad altri italiani o a stranieri che conoscono tre parole – se va bene – sia il modo migliore per imparare?

E’ da questa (ennesima) urban legend sull’inglese che è nata l’idea di raccogliere le esperienze di italiani più o meno giovani che per diversi motivi, tra i quali spicca la volontà di imparare l’inglese, sono emigrati nel paese di David Beckham e delle Spice Girls.

Come imparare l’inglese ha intervistato un ventottenne genovese, David Ferrando, che si è trasferito in Inghilterra da circa un anno.

 

Puoi spiegarci presso quale struttura sei occupato e in che cosa consiste il tuo lavoro?

 

Ho trovato impiego come au pair presso un centro di formazione linguistica chiamato Richard Lewis Communications. Si trova in mezzo alla campagna inglese a Riversdown House, vicino a Winchester (antica capitale dell’Inghilterra prima che essa fosse spostata a Londra, ndr) e dista all’incirca un’ora e mezza da Londra. Au pair significa “alla pari”: in cambio di un impegno lavorativo per il centro pari a circa 30-35 ore settimanali mi vengono dati vitto e alloggio all’interno della scuola e posso usare le strutture sportive del centro, come il campo da golf, i campi da tennis e la palestra. Le mansioni che mi vengono assegnate variano di giorno in giorno a seconda delle necessità: talvolta aiuto i giardinieri, che devono mantenere in ordine un terreno molto esteso comprendente anche un campo da golf, mentre in altre occasioni mi occupo di servire in tavola, aiutare in cucina o accogliere gli studenti della scuola.

 

Come sei venuto a sapere di questo posto?

 

Non avendo un impiego fisso in Italia e desiderando fare un’esperienza all’estero, ho deciso di venire a lavorare in Inghilterra. Un amico mi aveva parlato in termini molto positivi di questa scuola e di questo possibile lavoro, per cui ho fatto una domanda via email che è stata accettata ed eccomi qui.

 

Hai avuto difficoltà linguistiche o di ambientamento nel periodo iniziale a Riversdown House?

 

No, per fortuna non ho avuto particolari difficoltà. Innanzitutto, l’atmosfera qui è davvero positiva: ci troviamo in mezzo al verde e lontani dalle città per cui si crea una sorta di ambiente protetto, con persone molto gentili, disponibili e abituate ad aver a che fare con stranieri di diverse nazionalità; credo che in altri posti e in altre situazioni le cose siano invece ben diverse.

Inoltre, quando sono arrivato il livello del mio inglese era già sufficientemente buono da consentirmi una comunicazione “di sopravvivenza”. Ovviamente, all’inizio mi capitava di non capire alcune cose, ma riuscivo comunque a comunicare. In seguito, le cose sono migliorate gradualmente e ora, a distanza di quasi un anno, posso tranquillamente affermare che il mio inglese è ulteriormente migliorato.

 

 

I progressi che hai fatto sono semplicemente dovuti al semplice fatto di trovarsi in Inghilterra e “respirare l’aria del posto”?

 

Assolutamente no. C’è un po’ l’idea diffusa che basti essere in Inghilterra e i miglioramenti avvengono da sé, ma se non si è inseriti nel contesto giusto ciò non avviene. Nel mio caso, infatti, la rapidità dei miei progressi è stata agevolata non soltanto dal fatto di essere sul suolo britannico, ma soprattutto dall’ambiente nel quale lavoro. Sono circondato dagli insegnanti e dallo staff della scuola e da studenti che vengono qui per una o due settimane con la forte motivazione di sfruttare al meglio il tempo a disposizione per imparare e migliorare. Tra l’altro, prima ho dimenticato di dire che in cambio del mio lavoro, oltre a vitto e alloggio, la Richard Lewis Communications mi offre anche delle lezioni di inglese con gli stessi docenti che insegnano agli studenti della scuola. Ciò mi è di grande aiuto perché mi aiuta a correggere i miei errori e a seguire un percorso di apprendimento più strutturato che autonomamente sarebbe difficile percorrere.

 

Quali obiettivi punti a raggiungere dal punto di vista linguistico?

 

In questi mesi ho preparato l’esame per ottenere una certificazione di livello B2 e devo dire che avere un traguardo chiaro mi è servito molto per migliorare. Una volta conseguito il B2, punterò subito a raggiungere il C1 perché credo che possa aprirmi maggiori opportunità lavorative e poi è uno stimolo efficace per studiare. Come dicevo prima, anche in questo caso è fondamentale essere guidati nel percorso di apprendimento. L’esame, per esempio, prevede degli esercizi di listening che sarebbero molto difficili da preparare autonomamente senza l’aiuto di un insegnante. Il punto è sempre lo stesso: non si impara soltanto e semplicemente perché ci si trova in un paese straniero.

 

 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

 

Come detto, voglio perfezionare la mia conoscenza dell’inglese e quindi credo di rimanere qui fino alla prossima estate e poi dovrò valutare se continuare a lavorare in Inghilterra o no: della mia esperienza fatta fino a questo punto sono comunque molto soddisfatto.

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