Ott 012014
 
Mollo tutto e vado a lavorare in Australia: date le scarse opportunità di lavoro e la situazione stagnante in cui versa il nostro amato paese, diversi giovani hanno fatto e stanno facendo questo ragionamento. D’altra parte, il Nuovissimo Continente il suo fascino lo ha, con natura selvaggia, grandi spazi e, apparentemente, grandi possibilità di fornire impiego… Sono tutte rose e fiori per davvero? Lo abbiamo chiesto a un giovane ligure, Luca S., che recentemente ha provato l’avventura di lavorare in Australia, fornendoci un quadro realistico dell’argomento.
Puoi presentarti in poche frasi?
 Sono Luca, ho 29 anni e mi sono diplomato nell’ormai lontano 2004 al liceo linguistico Grazia Deledda di Genova, città nella quale risiedo.
Lavorare in Australia

Lavorare in Australia

 

Che cosa ti ha spinto a scegliere l’Australia per cercare lavoro? Quanto tempo ti sei fermato lì?


Sono stato in Australia perchè da diversi anni mi girava per la mente l’idea di trascorrere un periodo fuori dall’Italia, senza però riuscire mai a concretizzare. Ho pensato svariate volte di salpare alla volta dell’Inghilterra e della Svezia dove ho diversi amici che, volendo, mi avrebbero potuto aiutare, e alla stessa Australia assieme a un mio caro amico nonchè ex collega, ma per mancanza di coraggio da un lato e  di un vero e proprio piano di “fuga” dall’altro le idee sono rimaste tali. A metà 2013, tuttavia, c’è stata una piccola-grande svolta: ho conosciuto una ragazza che in breve tempo è diventata la mia fidanzata e con la quale ho scoperto di aver fatto praticamente lo stesso percorso post-liceo: università lasciata dopo pochi mesi, impieghi successivi discretamente soddisfacenti ma nulla più e così via sino al trovarsi senza più un lavoro e pensare “E adesso?”.
 A questa domanda abbiamo risposto unendo i nostri propositi di viaggiare all’estero e tentare un’esperienza, e la meta australiana è stata sin da subito la prescelta. Abbiamo deciso di prenotare il volo a inizio Dicembre 2013, siamo partiti il 20 marzo e tornati a fine luglio.

Quali sono le procedure da affrontare prima di imbarcarsi in un’esperienza di questo genere? La burocrazia agevola od ostacola chi vuole lavorare in Australia?

 

A livello di documenti richiedere il visto è stato decisamente facile: si tratta semplicemente di compilare la richiesta online sul sito del governo australiano con i propri dati personali e attendere l’approvazione che, nel nostro caso ma non solo, è stata decisamente rapida (all’incirca 2-3 giorni); solo in seguito viene richiesto il pagamento. La cifra attualmente si attesta sui 420 dollari australiani, poco meno di 300 euro al cambio. Fate però attenzione perchè il Working Holiday Visa, il visto richiesto dalla maggioranza dei ragazzi che tentano un’esperienza come la nostra, può essere richiesto solo dalle persone con meno di 30 anni e ha durata di 12 mesi, altrimenti ci si deve “accontentare” di un visto turistico della durata di 6 mesi e che non consente di lavorare in territorio australiano.

A livello di burocrazia è, manco a dirsi, tutto estremamente più snello e semplice rispetto all’Italia: sia nei centri per l’assistenza sanitaria sia nelle banche (i primi due affascinanti luoghi che conviene visitare appena giunti nella terra dei canguri) ci sono persone pronte ad accogliere chi viene da fuori e a rispondere a domande, dubbi e quant’altro; nel giro di pochissimi giorni si ricevono via posta sia la tessera Medicare, che copre eventuali spese sanitare per i primi sei mesi di permanenza, sia il bancomat. Insomma, neanche tempo di mettere piede a terra che già ci sente più a casa lì che nella nazione in cui si è nati.

 

Quindi l’Australia è il nuovo Giardino dell’Eden…

 

Attenzione: vivere in Australia non è tutto rose e fiori; soprattutto nella ricerca della casa e del lavoro le fregature sono dietro l’angolo e bisogna tenere gli occhi aperti rispetto ai contratti che vengono proposti. Chi possiede appartamenti e/o lavora nelle ormai famose farm (i campi di raccolta di frutta e verdura) spesso tende ad approfittarsi dei giovani europei giunti lì con tante speranze e magari un po’ ingenui. Più in generale, l’impressione che ho avuto è che, a meno di un effettivo bisogno di una figura lavorativa specifica, che si tratti di pizzaiolo o di ingegnere, il governo australiano di certo non si fa in quattro per trattenerti sul proprio territorio. La mia ragazza e io, partendo con poche credenziali lavorative e volendo più che altro tentare un’esperienza nuova e viaggiare, non ci siamo mai aspettati di trovare il paese dei balocchi né tantomeno di diventare ricchi, ma tanti forse pensano che lì ci siano persone pronte ad accoglierti a braccia aperte offrendoti lavori migliori di quelli che ci sono in Italia: non è così. Sicuramente possedere un buon livello di inglese aiuta, ma a meno di effettive qualità richieste dallo stato australiano è difficile uscire dal canonico percorso che prevede lavoro nelle farm, eventuale rinnovo del visto, lavoro in città e rientro in Italia.

Con questo non voglio dire che anche lì la crisi è pesante e scoraggiare chi volesse tentare di “cambiare vita”, perchè effettivamente l’Australia è un paese sotto diversi aspetti più vivo e meritocratico rispetto all’Italia, ma ci vogliono comunque tanta, tantissima buona volontà, un buon gruzzolo da parte e anche una buona dose di fortuna, ingredienti che – in ogni caso – servono comunque in ogni parte del mondo per crearsi un futuro decente, in Italia come in Australia.

Appuntamento ai prossimi articoli sui pro e i contro del lavorare in Australia su Come Imparare l’Inglese…. Bye!

PS Grazie Luca!

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