Set 042014
 


Tra le cose che ricorderemo degli anni Ottanta, oltre alla Caduta del Muro di Berlino, si annovera una serie di film d'azione made in USA che più o meno segue sempre un canovaccio. Da una parte abbiamo uno o più cattivi "assoluti" (non hanno nemmeno una caratteristica buona e nemmeno una che sia anche lontanamente umana), generalmente riconducibili al Comunismo, al terrorismo islamico o a qualsiasi segmento della società e della politica che esca dai binari di casa-famiglia-lavoro-tranquillità-tradizione-consumi. Dall'altro, troviamo un paladino della Giustizia, quella con la G maiuscola, dotato di caratteristiche fisiche ai limiti dell'umano o addirittura robotiche (per esempio Robocop, film del 1987), che può permettersi di ricorrere alle maniere forti per sconfiggere i violenti senza dover interpellare la giustizia, quella con la g minuscola, la quale, anzi, spesso è vista dall'Eroe come un intralcio.

Sylvester_Stallone

Sylvester_Stallone

Pensiamo a un film come Cobra (1986), con Sylvester Stallone che interpreta il ruolo del detective Cobretti, addetto alla Sezione Gasati (Zombie Squad in inglese), ovvero criminali dall'espressione monofacciale (non che Stallone stesso sia mai stato un mostro di mimica) e intenti soltanto a uccidere, rapire, stuprare. Che cosa li abbia portati ad agire così, non è dato saperlo. I Cattivi sono cattivi. Punto.

Dopo aver ucciso una riga interminabile di cattivi senza nemmeno alzare un sopracciglio, Cobra si trova faccia a faccia con il capo della gang. Quest'ultimo, in tono sprezzante, afferma che anche se sarà catturato i giudici non lo condanneranno e la farà franca. Cobra, però, non ci sta: "No, here the law stops, and I start." "No. Qui la legge si ferma, e incomincio io." Il seguito lo potete intuire: morte truce del Cattivo e gloria per il Paladino che porta a casa la bella (ai tempi) di turno, Brigitte Nielsen.

Non molto distante da questi alti concetti si posiziona un film del 1987, Predator, con protagonista l'austriaco, poi diventato Governatore della California, Arnold Schwarzenegger. La vicenda lo vede lottare e prevalere su un mostro alieno caduto sul nostro pianeta. Fino a qui, rimaniamo nell'ambito della fantascienza e tutto ciò è più o meno okay. Quello che quadra meno, invece, è il motivo per cui Schwarzy si trova invischiato nella jungla che sarà teatro del suo duello con l'alieno. Infatti, il nostro eroe dal bicipite pompato e la sua squadra di soldati sono stati paracadutati nella foresta pluviale centro-americana per un'operazione di salvataggio-polizia-pulizia internazionale in un villaggio di un paese non precisato nel quale la lingua parlata è lo spagnolo, proprio come a Cuba (ai tempi e ancora oggi invisa agli USA) o come in Cile, che qualche anno prima aveva avuto un presidente, Salvador Allende, poi deposto con un colpo di stato orchestrato dalla CIA. Il fatto che Schwarzy e i suoi, prima di incontrare il Predator alieno, abbiano massacrato un intero villaggio di persone - ovviamente presentate come assolutamente sovversive e cattive - viene fatto passare con totale nonchalance.

Inverosimili: tali possono apparire a prima vista film di questo genere, con battute a effetto à la Cobra e scene di eroi che da soli fronteggiano decine di nemici malvagi uscendo praticamente indenni dal conflitto. Al botteghino, Predator incassò quasi 100 milioni di dollari e forse si potrebbe pensare che dietro la produzione in serie di film d'azione ci siano ragioni prettamente economiche. Ripensando, però, alla frase: "Washington and Hollywood spring from the same DNA" ovvero: "Washington, centro della politica, e Hollywood derivano dallo stesso DNA," di Jack Valente, ex presidente  della Motion Pictures Association, si insinua il dubbio che questi film abbiano una forte valenza politica e un forte impatto sulla nostra idea di giustizia e di organizzazione della società. Pensiamo che tutto termini nel momento in cui spegniamo il televisore, eppure, anche dopo la visione, i messaggi degli action movies continuano a lavorare come dei tarli, giorno dopo giorno e a farci metabolizzare frasi quali: "Crime is a disease. Meet the cure." "Il crimine è il male e io sono la cura." Cobra dixit.

Non è quindi esagerato - anzi è molto realistico - affermare che l'opinione pubblica si plasma attraverso Cobra, Il Giustiziere della Notte (altro titolo emblematico) e Predator tanto quanto attraverso un telegiornale o anche di più... Quanti venticinquenni e trentenni di oggi, futuri leader tra quindici-venti anni, nei primi anni Novanta guardavano il tg e quanti vedevano invece i film di Stallone?

Nel momento in cui si inneggia alle guerre in Medio Oriente, si difendono le missioni di pace (che, ricordiamo, consistono nell'inviare soldati armati fino ai denti, non crocerossine) o quando fa capolino la figura dell'uomo solo al comando, il Paladino, che parla per slogan e bolla le procedure democratiche come perdite di tempo - in Italia sta succedendo oggi - il dubbio che Cobra, Robocop & simili abbiano contribuito ad avvelenare il nostro pensiero diventa una certezza... Bye bye!

 

P.S. dopo aver visto Cobra svariate volte, un amico e io abbiamo sviluppato l'abitudine di chiamarci vicendevolmente Pig, appellativo non propriamente affettuoso utilizzato dal Cattivo nel momento in cui si rivolge a Cobra. Potere degli Action Movies.