Inglese a Scuola: Intervista a Silvia Minardi, Presidente di LEND

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Come imparare l’inglese si occupa in questo articolo del mondo dell’insegnamento dell’inglese nella scuola italiana e di alcune innovazioni nell’ambito della didattica delle lingue con un’intervista alla Professoressa Silvia Minardi, titolare di cattedra di lingua inglese al Liceo Classico Statale “Salvatore Quasimodo” di Magenta e presidente nazionale di LEND, associazione di docenti di area linguistica fondata nel 1971.

Professoressa Minardi, può spiegarci che cos’è LEND e quali sono le sue attività finalizzate alla formazione degli insegnanti di lingua nella scuola italiana?

LEND è una sigla che sta per Lingua E Nuova Didattica. Si tratta di un’associazione di docenti fondata nel 1971 partendo dall’idea di considerare la lingua – intesa come linguaggi – non come una disciplina a sé stante, ma come una competenza utilizzata in modo trasversale. Quando un insegnante di matematica afferma che gli studenti non sono stati in grado di risolvere un problema geometrico perché non ne hanno compreso il testo, siamo di fronte a un ostacolo di carattere linguistico ancora prima che matematico. Quindi, per quanto LEND raggruppi principalmente insegnanti di area linguistica, da diverso tempo sono presenti anche insegnanti di altre discipline, anche scientifiche, in modo particolare da quando è stata introdotta la riforma per implementare il CLIL (Content and Language Integrated Learning), ovvero l’insegnamento in lingua straniera di una materia nell’ultimo anno di scuola superiore (o negli ultimi tre anni nei licei linguistici). Sempre più spesso, in LEND, lavoriamo insieme a insegnanti della scuola primaria e a docenti di fisica e matematica, per esempio, il che ha creato una meravigliosa “contaminazione” tra diversi ambiti di competenza e una grande sinergia tra colleghi che lavorano nell’ambito dell’insegnamento delle lingue o in quello delle discipline scientifiche. Per fornire una prova concreta del lavoro che stiamo portando avanti, a fine ottobre a Firenze si terrà il nostro seminario nazionale con dei laboratori didattici. In uno di questi una docente di economia aziendale di lend e la sua collega di tedesco presenteranno del materiale didattico da loro preparato per l’insegnamento dell’economia in lingua tedesca in un istituto tecnico; si tratta del frutto del loro lavoro in un corso CLIL organizzato interamente online da lend che ha anche vinto il Label lingue, settore professionale.

Il ruolo di LEND è riconosciuto a livello istituzionale?

L’inglese nella scuola. Intervista a Silvia Minardi, Presidente di LEND

LEND è un ente accreditato dal Ministero dell’Istruzione che ha chiesto, soprattutto in passato, il coinvolgimento di esperti alle associazioni disciplinari e anche a LEND. Fatta questa premessa, devo però anche dire con rammarico che non sempre il Ministero riesce a comprendere fino in fondo il ruolo dell’associazionismo e l’intento propositivo della nostra organizzazione, la quale finisce per essere considerata come un semplice sindacato di docenti, cosa che invece non siamo. A livello europeo LEND gode di grandissima considerazione e alla nostra associazione viene riconosciuto uno status pari a quello accademico. D’altra parte, gli insegnanti pretendono molto dalla formazione che viene loro data: l’esigenza di formazione è tanta, ma la risposta da parte delle istituzioni, per quanto molto pubblicizzata, è spesso inadeguata. In sintesi, si potrebbe affermare che nell’ambito della formazione ai docenti ci sono tanti effetti speciali, ma poca sostanza di fondo.

Prima ancora che essere la presidentessa di LEND, lei è un insegnante di lingua inglese. Può raccontarci la sua esperienza riguardo all’impatto che i cambiamenti tecnologici di questi ultimi anni hanno avuto nell’insegnamento delle lingue?

Sicuramente c’è un grande cambiamento nei ragazzi e nei mezzi che essi usano per studiare. Spesso si dice che i giovani d’oggi leggono poco, ma secondo la mia esperienza quotidiana ciò è assolutamente falso. Magari leggono meno libri cartacei rispetto al passato, ma posso assicurare che il tempo passato su Internet dai ragazzi non è dedicato soltanto ai social network: in Rete i giovani leggono e si informano molto più di quanto si pensi. Proprio per questo anche l’insegnante deve saper utilizzare la tecnologia per guidare l’apprendimento; gli strumenti usati in ambito didattico sono nuovi, è vero, ma è il docente a conoscere i “nodi” della disciplina che insegna. Per esempio, l’insegnante deve indirizzare i ragazzi a usare certi siti e deve educarli innanzitutto relativamente a come cercare le informazioni, a come organizzarle, per esempio, per una presentazione orale. L’utilizzo delle tecnologie deve e può essere guidato dagli adulti e, in primo luogo, dai docenti per ciò che riguarda i saperi disciplinari. La conseguenza è ovviamente una maggiore responsabilità del docente anche rispetto alla propria formazione: quanti docenti sanno come si insegna non ad usare un programma, ma come si fa, ad esempio, una ricerca in rete! Sicuramente quindi anche il nostro mestiere, con il boom tecnologico, è cambiato molto: la lezione in classe è importante, ma lo sono altrettanto il prima e il dopo. In un certo senso, inoltre, a causa della facilità di accesso da parte dei ragazzi alla conoscenza attraverso Internet, l’insegnante ha dovuto rinunciare ad una parte di autorità, ad un pezzo di “potere”, se così possiamo chiamarlo, il che viene accettato con grande fatica da molti miei colleghi abituati in passato a un modo diverso di vivere la loro professione.

Un’ultima domanda. Appurata l’importanza della tecnologia nella didattica e nell’apprendimento, la scuola italiana fornisce agli insegnanti delle strutture informatiche all’altezza?

Purtroppo siamo ancora molto indietro: la tecnologia a scuola molto spesso non è adeguata e i fondi per migliorare la situazione sono sempre più scarsi. A volte devo usare la mia connessione a Internet perché la wi-fi dell’istituto non funziona. Questo è un vero peccato, perché l’uso della tecnologia, specialmente in una lezione di inglese o di una lingua straniera, può aiutare enormemente nella preparazione della lezione – a patto che, come dicevo, l’insegnante faccia i suoi “compiti a casa” prima di andare a scuola. Pochi giorni fa, per esempio, ho usato un ottimo video su YouTube per fare una lezione sui Puritani. Con nemmeno quattro minuti di video ben strutturato e contenutisticamente valido sono riuscita ad avere spunti sufficienti per un’intera lezione interessante e stimolante.

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