Imparare l’Inglese: I False Friends

 In Che differenza c'è in inglese, Dubbi comuni degli studenti di inglese

Tra i vari incubi, scogli e ostacoli che gli studenti affrontano nell’imparare l’inglese, i false friends sono sicuramente nella Top 5. Per capire meglio che cosa sono e da dove vengono, dobbiamo fare un passo indietro.

Il lessico inglese ha un debito considerevole nei confronti del greco antico e del latino. Il rispetto – e per lunghi periodi un certo complesso di inferiorità – nei confronti della classicità ha agevolato l’ingresso di parole di origine greca e latina in campo culturale, filosofico, artistico, matematico e scientifico: history, politics, science, philosophy, architecture, artist, theorem, theory, doctor, appendix, climax, philology, mathematics, ecc. Se ne potrebbero citare migliaia.

Oltre a questi esempi, si verificano però – purtroppo per gli studenti italiani – diversi casi in cui il significato delle parole di origine latina e greca si è evoluto in modo indipendente.

E’ questo il principale motivo dell’esistenza in inglese dei false friends, i “falsi amici”, ovvero quelle parole inglesi il cui spelling è molto simile a quello italiano, ma il cui significato arriva a essere anche molto diverso.

Se descrivendo una persona affermate che la trovate fastidious, state dicendo che è schizzinosa, mentre la parola che dovreste usare come traduzione di “fastidioso” è annoying, a sua volta un false friend (noioso si dice boring). All’interno di un magazine non troverete scatoloni o prodotti, bensì fotografie e articoli, dato che la parola significa “rivista”, mentre l’equivalente di “magazzino” è store, o warehouse.

In alcuni casi, il cambiamento semantico ha registrato un’elevazione rispetto al termine originario. Nice, che oggi vuol dire “carino”, “simpatico”, “piacevole”, proviene in realtà dal latino nescius, “stupido” e dal verbo nescio, “non sapere”. Curiosa è invece la storia della parola latina idem, diventata in inglese item, “oggetto”.

Al contrario, la parola villain, derivante dal latino villa, ha subito un processo di abbassamento semantico. Oggi indica il “cattivo”, l’antagonista dell’eroe in un romanzo o al cinema. Voldemort in Harry Potter e Joker in Batman sono esempi conosciuti a tutti di villain.

Proseguendo con la lista dei false friends, possiamo trovare numerosi altri esempi. Se accogliete uno sconosciuto a casa vostra e definite come morbid – anziché soft – il vostro materasso, ci sono buone probabilità che l’ospite scappi in pochi minuti. Gli state infatti dicendo che è “morboso” e francamente non so in quanti siano disposti a dormire su un materasso che presenti tale peculiarità…

Invece, qualche sera fa mi trovavo a cena con un amico americano il quale, leggendo nel menù la parola “ostriche”, mi chiedeva se nel ristorante in cui ci trovavamo cucinassero carne di struzzo, in inglese ostrich – peraltro molto gustosa. Ho subito provato a rassicurarlo, chiarendo che si trattava in realtà di oysters, ma non devo esser stato molto convincente o forse il richiamo dei ravioli – si chiamano così anche in inglese – è stato troppo succulento per dire di no.

Parlando di stagioni, tutti rimpiangono quella più soleggiata, ma se ne parlate in inglese non fatevi trarre in inganno: la parola estate, che pure esiste, indica una “tenuta” o un “complesso abitativo”. Se volete parlare della stagione calda, dovete usare la parola summer.

Se da un lato portano alla frustrazione degli studenti intenti a imparare l’inglese, dall’altro i false friends possono essere anche una ragione di sollievo. Per esempio, se siete genovesi parsimoniosi come il sottoscritto, tranquillizzatevi quando entrate in una library: potrete prendere un libro in prestito senza dover sborsare nemmeno un soldo. Library, infatti, vuol dire “biblioteca”: i libri si comprano nel bookshop.

La lista dei false friends non si esaurisce certo qui. Voi ne conoscete altri?

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