Set 252016
 

Quanto sono legati football e storia dell’Inghilterra? Ne ho discusso con Luca Manes, 44 anni, giornalista freelance romano – collaboratore, tra gli altri, di L’Espresso – responsabile della comunicazione di una ONG che si occupa di inchieste ambientali e autore di libri sul calcio inglese (e non solo), tra i quali: Football Is Coming Home. Appunti di viaggio nella patria del calcio, Celtic. You’ll never walk alone e Millwall vs West Ham. Il derby della working class londinese. E’ proprio da quest’ultimo che Luca e io abbiamo iniziato il nostro dialogo.

Che cosa ha ispirato la stesura del tuo libro sulla storica rivalità tra West Ham e Millwall?

Quando scrivo di calcio, mi piace molto l’idea di riuscire a ficcarci dentro anche altre cose. Non vorrei che il mio passasse come un discorso arrogante, ma purtroppo ho riscontrato che negli ultimi anni il livello del giornalismo calcistico e sportivo si è gradualmente appiattito verso il basso: io stesso ho deciso di non scrivere più per le testate sportive mainstream, in quanto stufo di un certo modo di parlare di calcio.

Raccontare la storia di questi due club significa raccontare la storia dell’East End di Londra, quella che un tempo era la zona del porto – in passato il più grande del mondo, ndr – e dei quartieri popolari e operai – e dei loschi affari di gran parte della malavita della capitale, altra ndr.

Calcio e cultura inglese - Intervista a Luca Manes

Calcio e cultura inglese – Intervista a Luca Manes

I tuoi libri sono ricchi, oltre che di resoconti calcistici e risultati, anche di aneddoti davvero gustosi e poco conosciuti. Come sei riuscito a reperire una quantità così vasta di informazioni dettagliate?

Per quanto riguarda il derby tra Irons – il West Ham – e Lions – il Millwall – ho avuto la possibilità di assistere al derby con i miei occhi e di respirare di persona l’atmosfera che vi si respira, per quanto non sempre troppo amichevole… Oltre a ciò, ho tratto informazioni e spunti da Internet e dalla lettura di diversi volumi che trattano la storia del calcio inglese: la letteratura alla quale attingere, in questo senso, è notevole.

I tifosi, poi, sono i custodi della storia del club. Alcuni di loro sono autentiche memorie viventi e hanno trasformato le proprie case in piccoli musei con oggetti, fanzine, magliette e altri tipi di cimeli. E’ stato anche parlando con alcuni di loro che ho avuto accesso a eventi poco noti… Magari a volte gli aneddoti saranno stati un po’ ingranditi e romanzati sconfinando nel folklore, ma la cosa non guasta contribuendo a dare un tocco di colore in più.

Un mantra di questo blog è che: studiare una lingua vuole dire studiare una cultura. Fino a quale punto calcio inglese e cultura inglese sono collegati tra loro?

Essendo l’Inghilterra il paese nel quale il calcio moderno è stato inventato, è evidente che i legami sono fortissimi. E’ interessante esaminare la società inglese attraverso le tante sfaccettature del calcio: l’atmosfera degli stadi negli anni Settanta era sicuramente diversa da quella dell’attuale Premier League altamente spettacolarizzata, ma ancora oggi assistere a una partita in Inghilterra riveste un fascino del tutto particolare.

Da un punto di vista storico, è interessante capirne l’evoluzione e notare per esempio come uno sport nato tra i ricchi si sia diffuso a ogni livello della società fino a diventare popolarissimo nella working class. Proprio in tale diffusione affonda le proprie radici il professionismo: un ricco poteva pure permettersi di giocare a pallone senza essere pagato, ma, se voleva dedicarsi al calcio, il figlio di una famiglia di docker, la manovalanza del porto di Londra, doveva pur trovare un modo di portare a casa la pagnotta!

Insomma, è indubbio che quando parliamo di calcio non parliamo soltanto di uno sport e che calcio e cultura non sono affatto antitetici: ci sono svariati esempi di giornalismo e letteratura calcistici di altissimo livello, la cui lettura è davvero in grado di scaldare il cuore.

In quale modo ti sei avvicinato al mondo inglese, calcistico e non? E’ iniziata prima la passione per l’Inghilterra, alla quale è seguito lo studio della lingua, o viceversa?

Ai miei tempi si iniziava a studiare inglese alle scuole medie e fu lì che nacque un primo interesse, poi però sopito ai tempi del liceo per via di un’insegnante non esattamente simpatica che fece di tutto per demotivare lo studio della lingua.

La scintilla è poi riscoccata per poi non spegnersi più verso i 18 anni, quando per la prima volta andai in Inghilterra, età alla quale già nutrivo una grande passione per la musica e per il calcio inglesi. Da lì non mi sono più fermato, avendo avuto la fortuna di studiare un anno all’estero durante l’università – in Svezia, ma le lezioni erano in inglese – e avendo poi approfondito l’apprendimento grazie al mio lavoro, per via del quale mi capita spesso di parlare e soprattutto di leggere in lingua inglese.