CLIL: Intervista con Jason Skeet, Università di Utrecht

 In Imparare l'Inglese Magazine, Interviste

Il CLIL è una delle più importanti novità nel panorama della scuola superiore italiana degli ultimi anni, mentre il progetto CLIL è partito in altri paesi europei da ormai diversi anni. Come metodologia di insegnamento, è un approccio per insegnare contenuti in qualsiasi materia usando una lingua straniera.
Come Imparare l’Inglese ha intervistato Jason Skeet, Teacher Trainer and Consultant, che si è occupato di corsi di formazione e seminari sul CLIL per l’Università di Utrecht, Paesi Bassi.

Può illustrarci le origini del CLIL?

Il termine CLIL è stato coniato nel 1994 e normalmente viene attribuito a David Marsh, ma il concetto è in realtà nato molto prima. Pensate al periodo in cui il latino veniva usato come lingua franca per insegnare altre materie.
Parlando invece dei nostri tempi, a livello europeo si è registrata una forte spinta per incoraggiare i cittadini dell’UE a parlare altre due lingue in aggiunta alla propria lingua madre e il CLIL è parte integrante di questo progetto, essendo considerato un veicolo per motivare tale tipo di apprendimento.
Detto ciò, la storia del CLIL varia da un paese all’altro. Ci sono anche dei casi interessanti oltre i confini dell’UE, come il Canada, ma in questo caso, più che di CLIL, parliamo di studenti immersi in un sistema di istruzione completamente bilingue.

 

L’insegnamento (e l’apprendimento) di una materia non risulta essere influenzato negativamente dall’uso di una lingua straniera che non è la lingua madre né dell’insegnante né degli studenti?

La domanda è molto interessante. Porterò l’esempio dei Paesi Bassi. Qui il CLIL inizia quando gli studenti hanno 12 anni e in quella fase e per i seguenti due anni gli insegnanti che svolgono la lezione in una lingua straniera devono rallentare il ritmo per non pregiudicare l’apprendimento da parte dei ragazzi. Tuttavia, è stato ampiamente dimostrato che a partire dal terzo anno in poi il processo di apprendimento si velocizza e gli insegnanti possono accelerare. Non ci sono cali nell’apprendimento in quanto gli studenti iniziano a imparare a un livello più profondo, a patto che ovviamente gli insegnanti guidino e supportino il processo di apprendimento.

 

Imparare l'inglese a scuola: il CLIL

Imparare l’inglese a scuola: il CLIL

Approfondiamo il caso olandese. L’esperienza con il CLIL ha avuto risultati positivi? L’insegnante di lingua fa lezione insieme a quello di disciplina?

Per spiegare questo concetto in modo più approfondito di solito utilizzo una metafora, quindi pensiamo a un iceberg. Sulla superficie emergono diverse lingue come punte dell’iceberg apparentemente separate; in realtà, se l’approccio alla materia è basato sui concetti, il contenuto sott’acqua viene appreso a un livello più profondo.
Il CLIL mette in discussione le tradizionali teorie didattiche e l’idea dell’apprendimento. E’ una bella sfida in quanto permette al docente di esplorare nuove metodologie di lavoro, dividendo per esempio la classe in diversi gruppi e stimolando il lavoro di gruppo.
Per rispondere alla seconda parte della domanda, il sistema olandese è molto selettivo. Nella marcia di avvicinamento all’università gli studenti possono trovarsi davanti a programmi che prevedono che la metà delle materie venga insegnata in inglese. Ciò avviene a livello pre-universitario.
In queste scuole, l’insegnante di matematica, fisica o qualsiasi altra materia si trova da solo in classe e deve per questo dimostrare di avere un livello adeguato di conoscenza dell’inglese (almeno pari a B2 del Common European Framework). Inoltre, questi insegnanti devono essere consapevoli della metodologia CLIL se vogliono riuscire ad aiutare gli studenti e capire i loro problemi e le loro necessità.
Ciò che di solito avviene è che noi insegnanti di lingua progettiamo dei programmi didattici con gli insegnanti di disciplina ma non siamo presenti in classe insieme a loro. La parte sulla quale mi concentro è quella linguistica, mentre l’insegnante si focalizza sui contenuti. Questo tipo di collaborazione è un buon modo di mettere in pratica il CLIL.

 

Da dove ha origine il suo  interesse nei confronti del CLIL?

Ho trovato un lavoro in una scuola bilingue e mi sono sempre più interessato ai problemi relativi all’insegnamento in un ambiente bilingue. Da quel momento ho iniziato a riflettere in maniera via via più approfondita sull’argomento.

 

Di seguito, la versione dell’intervista in lingua originale.

 

CLIL has been one of the most important innovations in the Italian secondary school over the last few years, whilst in other European countries CLIL has been going on for many years. As a teaching methodology it is an approach for learning content in any subject by using a foreign language.

Come Imparare l’Inglese has interviewed Jason Skeet, Teacher Trainer and Consultant who has been doing training and workshops focused on CLIL at school and at the University of Utrecht, the Netherlands.

 

Can you please tell us where CLIL comes from?

The term CLIL was coined in 1994 and is usually credited to David Marsh, but the idea dated back to the far past. Think about the period when Latin was used as the lingua franca for teaching other subjects.

Talking about our time, at European level there has been a strong drive to encourage EU citizens to be able to speak another two languages in addition to their own mother tongue so CLIL is part of this concept as it is seen as a way of motivating that learning.

This said, the history of CLIL varies from one country to another. There are also interesting cases outside of the European Union, such as Canada, but in that case we are talking about students being immersed in a complete bilingual education system rather than CLIL.

 

Is the teaching (and learning) of a subject not negatively affected by the use of a foreign language that neither the teacher nor the students master as their own native language?

 This question is very interesting. I will bring you the example of the Netherlands. Here CLIL is started when children are aged 12 and at that stage and for the ensuing two years teachers need to slow down if they teach in a foreign language as this may impair the students’ learning. However it has clearly been shown that from the 3rd year onwards the learning process becomes faster and teachers can speed up. There is no drop in content learning after three years as learners begin to learn at a deeper level, providing of course that teachers guide and support the learning process.

 

Let us dig deeper into the Dutch case. Has the experience with CLIL been positive? Does the language teacher teach together with the subject teacher in class?

 In order to expand on this concept I normally like to use a metaphor so let us think about an iceberg: on the surface different languages emerge as two apparently separate tips but if the approach to the subject is concept-based, underwater the content is going to be learnt at a deeper level.

In fact CLIL challenges the usual teaching strategies and the idea of learning. It is a good challenge as it allows the teacher to explore new ways of working, for example dividing the class into different groups and stimulating team work.

To answer the second half of the question, the Dutch system is very selective and as students progress to get closer to university they can be faced with programmes where 50% of the subjects are taught in English. This happens at pre-university level.

In these schools the math, physics or whichever the subject teacher is on his own and is thus required to have at least B2 level of the Common European Framework. In addition, these teachers must be aware of CLIL to support the students and understand their problems and needs.

What normally happens is that we as language teachers design projects together with the subject teachers but we do not actually teach at the same time in class. I look at the language side while the subject teacher looks at the content. This collaboration is a good way of implementing CLIL.

 

How did you become interested in CLIL?

I got a job in a bilingual school and became increasingly aware of the issues related to being a teacher in a bilingual environment, so I started to reflect on this topic at a deeper and deeper level.

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