Mag 022016
 

Chi è Jack Ma? In Italia hanno iniziato a chiederselo in tanti in questi ultimi giorni, perlomeno da quando si vocifera che il fondatore del colosso cinese di e-commerce Alibaba sia interessato ad acquistare il Milan da Silvio Berlusconi.

Siccome questo blog non si occupa direttamente di calcio e sport, ciò che ci interessa in modo particolare è che Jack Ma è diventato chi è diventato grazie al suo particolare legame con l’inglese.

Chi è Jack Ma: il rapporto con l’inglese

Parafrasando e adattando il Manzoni, potremmo dire che Jack Ma non era sempre stato Jack Ma, né si era sempre chiamato così: il magnate originario di Hangzhou si chiama in realtà Mǎ Yún. Come tanti suoi compatrioti, tuttavia, Ma ha optato anche per un nome che fosse più semplice da ricordare per gli occidentali.

In particolare, fu una turista di lingua inglese a dargli il nome Jack. Sì, perché il proprietario di Alibaba, nato nel 1964, passò gli anni dell’adolescenza ad accompagnare gratuitamente i turisti nella sua città, diventata famosa negli USA in seguito alla visita diplomatica del presidente Nixon e posizionata vicino al meraviglioso West Lake, patrimonio dell’UNESCO: in cambio, Jack Ma chiedeva soltanto di poter praticare il proprio inglese, lingua che lo aveva affascinato da subito.

Ho usato il termine “praticare” e non “studiare”, perché, come affermato dallo stesso Ma, ai tempi era pressoché impossibile reperire testi per imparare l’inglese. Peraltro, il contatto diretto con persone di culture lontane fu un’esperienza decisiva che aprì gli occhi a Ma sul fatto che gli occidentali non erano poi così male come invece erano stati descritti dai suoi insegnanti e lo incoraggiò a sviluppare il modo di pensare globale alla base del suo successo imprenditoriale su scala mondiale.

Jack Ma- chi è il fondatore di Alibaba

Jack Ma- chi è il fondatore di Alibaba

L’importanza della parola ‘Beer’ nella vita di Jack Ma

Ma divenne quindi insegnante – scarsamente retribuito – di inglese, lingua che parla con una scorrevolezza e accuratezza davvero impressionanti, tant’è che per scrivere questo articolo ho attinto a piene mani a interviste disponibili su YouTube e rilasciate da Ma in inglese.

In un viaggio negli Stati Uniti ebbe invece l’occasione a Seattle di navigare su Internet per la prima volta. Quale fu la prima parola che cercò online? Beer. Avendo trovato una serie di risultati nessuno dei quali portava a birre cinesi, decise di aprire una pagina – an ugly-looking page, “una pagina dall’aspetto orribile”, parola del tycoon stesso – al riguardo, la quale, a meno di tre ore dal suo lancio, aveva già generato l’interesse di 5 persone che inviarono email a Ma e ai suoi colleghi. Da lì, iniziò a svilupparsi l’interesse dell’imprenditore verso la Rete, che sfociò nella creazione di Alibaba, partito come piccolo gruppo – circa 20 persone – ospitato nell’appartamento di Ma e diventato poi un’impresa enorme con oltre 30 mila dipendenti.

Oltre alle risorse finanziarie accumulate con l’esperienza di Alibaba – Ma proviene da una famiglia di umili origini – il magnate di Hangzhou dispone di una considerevole dose di arguzia e ironia, come dimostrato dalla frase postata sul social media cinese Weibo, proprio a proposito del suo interesse per il Milan. Interesse davvero più che presunto, stando al post di Ma: “Il club del Milan è nella città italiana di Milano?”

PS senza voler trasformare una biografia semplificata in agiografia, la storia di Jack Ma mi ha ricordato una frase illuminante pronunciata un paio d’anni fa da un importante personaggio politico italiano sull’importanza di: “Fare qualcosa per gli altri senza chiedere niente in cambio.” A quanto pare, la storia di Jack Ma dimostra che il principio funziona.