Apprendere l’inglese vuol dire conoscerne la storia

 In Imparare l'Inglese Magazine, Lingua e cultura

Apprendere l’inglese, o qualsiasi altra lingua, non significa soltanto studiarne la grammatica, il vocabolario e la pronuncia, per quanto sia più che ovvio che essi siano elementi fondamentali nell’apprendimento linguistico.

Apprendere l’inglese – ci ricordava spesso il nostro docente a scuola – significa imparare a conoscere una cultura.” Ciò implica anche conoscerne la storia. Ecco perché un corso che non si sappia spingere oltre all’illustrazione degli  aspetti meramente linguistici è limitato e limitante.

Sulla base di questa premessa, la domanda che sorge è: di quale cultura in particolare stiamo parlando dato che ormai l’inglese è considerato the global lingua franca, il primo caso nella storia dell’umanità nel quale una lingua è parlata in tutti e cinque i continenti?

Dalla culla britannica…

Il luogo di nascita è la Gran Bretagna, questo è un dato di fatto. L’inglese che impariamo e parliamo oggi è figlio di eventi storici, economici e sociali che hanno avuto luogo sul suolo britannico a partire dal V secolo dopo la nascita di Cristo. E’ in questo periodo, infatti, che le popolazioni note con il nome di Angli, Sassoni – da cui l’aggettivo anglosassone – e Juti – il cui nome, con loro buona pace, è invece finito nel dimenticatoio – iniziano a migrare dalle coste degli odierni Paesi Bassi e Germania verso quelle inglesi.

Nel 1066, l’Inghilterra viene invasa dai Normanni, provenienti dal nord della Francia. A corte si stabilisce Guglielmo il Conquistatore, un re che parla francese circondato da altri nobili con i quali condivide le origini e la lingua. Nel frattempo, la Gran Bretagna è stata cristianizzata, per cui si crea una situazione interessante e piuttosto unica, linguisticamente parlando. A corte e nei tribunali si parla francese, tra i contadini si parla un dialetto germanico, mentre in convento si studia in latino e in greco. tre lingue espressione di tre diverse classi sociali.

…. alla Guerra dei Cent’anni…

I secoli passano e la Francia, dalla quale provenivano Guglielmo e i suoi, diventa il nemico da combattere nella Guerra dei Cent’anni (1337-1453). L’Inghilterra si unisce nel conflitto contro il rivale aldilà del Canale della Manica e cementa il proprio senso di nazione attorno alla lingua inglese nata dalla progressiva integrazione delle tre varietà linguistiche citate prima.

Le tracce di quel lungo periodo di “fusione” sono ancora visibili nell’inglese di oggi. Pork è il sostantivo che indica la carne una volta servita sul tavolo ed è una parola di origine francese; pig, termine germanico, è la traduzione di “maiale” quando l’animale è ancora vivo all’interno della fattoria. Ask è un verbo di origine germanica; interrogate e question sono invece termini di origine latina e francese. King e queen sono parole germaniche, mentre prince, princess, duke, duchess sono termini che derivano dal francese.  

… al resto del mondo

Con la scoperta di Cristoforo Colombo e i viaggi esplorativi condotti da altri grandi navigatori come Magellano e Vasco da Gama, i paesi europei intravvedono la possibilità di conquistare nuove terre – al prezzo di indicibili violenze, è bene non dimenticarlo mai.

L’Inghilterra del XVI e inizio XVII secolo non è ancora la super-potenza europea che diventerà nei secoli successivi. Tuttavia, l’idea di attingere a nuove risorse in termini di materie prime è molto attraente. Nel 1664 l’insediamento di Nuova Amsterdam passa sotto il dominio inglese diventando così New York, che in due secoli si trasformerà da villaggio di coloni alla più grande metropoli cosmopolita del mondo.

E’ l’inizio dell’Impero Britannico – anche se gli Stati Uniti se ne staccheranno nel 1776 – e dell’espansione dell’inglese a livello globale: non esiste continente nel quale l’Impero non abbia piantato la propria bandiera.

L’inglese prende in prestito dalle lingue locali

Se l’inglese si impone come lingua imperiale, è comunque altrettanto pronto ad assorbire e fare proprio un folto numero di vocaboli presi in prestito dalle lingue delle colonie: catamaran dal Tamil, lingua diffusissima in Sri Lanka e nella parte meridionale dell’India; pundit, “esperto di una materia”, di origine sanscrita; boomerang, termine nativo australiano; moose, “alce”, prestito dalle lingue algonchine dei nativi americani; chimpanzee, banjo e mamba da alcune lingue africane.

Si tratta in buona parte, ma non solo, di termini che designano piante, animali, oggetti, paesaggi – e anche malattie, come dengue – fino ad allora sconosciuti agli europei… Vale sempre la pena ricordare che a quei tempi i documentari di National Geographic o i social media non esistevano!

Dovrebbe essere ormai chiaro che apprendere l’inglese è un qualcosa di molto più ampio di quanto siamo normalmente abituati a pensare.

Il XX secolo: l’affermazione definitiva

Dal punto di vista della diffusione a livello globale dell’inglese, possiamo paragonare il periodo dell’Impero britannico come la fase di “preparazione del campo” e “semina” e la seconda metà del XX secolo come quello del “raccolto”.

Con la vittoria di Regno Unito e USA della Seconda Guerra Mondiale, il mondo si divide in due blocchi: chi sta dalla parte dell’Occidente e chi sta con il blocco sovietico. Chi si schiera con Londra e soprattutto a Washington fa dei paesi e dell’economia di stampo anglosassone il proprio punto di riferimento. E’ quindi inevitabile che l’inglese diventi la prima lingua straniera studiata all’interno dei paesi alleati degli USA.

Da non sottovalutare anche la potentissima influenza culturale esercitata dall’industria cinematografica e musicale statunitense nel rafforzare l’egemonia economica e politica – e linguistica – americana.

Nel 1989, poi, con il crollo del Muro di Berlino e lo sgretolamento del blocco comunista, gli Stati Uniti si affermano come unica super-potenza globale, per quanto questa posizione si sia oggi fortemente indebolita con l’emergere dei cosiddetti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica).

Apprendere l'inglese: una strada lunga verso il futuro

Apprendere l’inglese: una strada lunga verso il futuro

E domani? Apprendere l’inglese o altre lingue? Possibili prospettive

Negli anni Novanta, inoltre, la diffusione di Internet e della tecnologia informatica rafforza ulteriormente il ruolo dell’inglese: Facebook, Google, YouTube, Amazon, Microsoft, Apple sono tutte aziende americane.

Insomma, per quanto il futuro sia sempre imprevedibile, si può affermare con una certa dose di sicurezza che l’inglese continuerà a essere la lingua più diffusa a livello internazionale ancora per un periodo molto lungo, il che risponde alla domanda – legittima – che molti si pongono relativamente al fatto se sia più giusto investire il proprio tempo e le proprie risorse economiche per apprendere l’inglese o altre lingue. Fermo restando che è auspicabile che tutti siano in grado di parlare il più ampio numero possibile di lingue straniere, al momento la lingua di Shakespeare dorme sonni tranquilli saldamente posizionata al numero uno della hit parade linguistica…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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