Nov 252017
 

Perché All Blacks? Le origini del nome in un banale errore ortografico (forse)

Perché gli All Blacks si chiamano così? Secondo diverse fonti, tra le quali lo scrittore Marco Pastonesi, autore del libro All Blacks, l’origine del nome sarebbe da attribuire a una banale incomprensione tra un corrispondente di un quotidiano e la sua redazione.

Era il 12 ottobre 1905 quando John Buttery, inviato del Daily Mail, scrisse un articolo che dipingeva in modo entusiasta le gesta dei neozelandesi in tournée in Inghilterra. They are all backs, pare fosse il titolo pensato originariamente dal giornalista. In italiano: “Sono tutti tre quarti,” che tradotto in termini comprensibili per i non addetti ai lavori vuol dire che la squadra gioca un rugby spumeggiante e molto dinamico – più o meno: i tecnici di rugby si sentano liberi di correggermi. I backs sono infatti i giocatori che normalmente non si occupano della mischia, lasciata a energumeni ancora più energumeni dei tre quarti – i quali a loro volta non sono propriamente dei fuscelli, specialmente nel rugby dei nostri giorni.

Il messaggio di Buttery venne evidentemente male interpretato, anche perché il modo di giocare neozelandese era veramente diverso da quanto si era abituati a vedere in Gran Bretagna. Pensando quindi che il riferimento fosse al colore della pelle – i maori, popolazione indigena neozelandese, sono scuri di carnagione – e non alle caratteristiche tecniche dei giocatori in campo, il giornale uscì con il titolo di All Blacks, che da lì è rimasto fino ai giorni nostri.

Perché gli All Blacks si chiamano così?

Perché gli All Blacks si chiamano così?

Mai errore, peraltro, fu altrettanto provvidenziale. Da quel momento il binomio rugby-All Blacks è diventato pressoché inscindibile, nonostante la presenza di altre nazionali la cui forza e la cui storia non sono assolutamente in discussione. Anzi, se gli All Blacks sono diventati leggenda, il merito è anche di avversari temibili che li hanno sempre stimolati a spingersi oltre ai propri limiti: su tutti, gli Springboks sudafricani e i Wallabies australiani.

Però, quella divisa tutta nera, adottata dalla Federazione neozelandese già diversi anni prima dell’uscita dell’articolo di Buttery, già di per sé contribuisce alla leggenda. Ed è probabilmente dal colore dell’uniforme con la quale gli All Blacks scendono in campo che deriva il loro nome. Questa spiegazione è sicuramente un po’ meno romantica, ma molto più plausibile e logica.

Perché il nero? 

Non ci sono paragoni che possano rendere in maniera adeguata che cosa la nazionale neozelandese rappresenti per lo sport della palla ovale: non ci sono Brasile per il calcio o Stati Uniti per il basket – a parte il Dream Team del 1992, ma quello è stato irripetibile. Forse soltanto il rosso della Ferrari è diventato il colore simbolo di uno sport tanto quanto il nero degli All Blacks lo è per il rugby.

Il nero degli All Blacks è il colore del lutto, ma non perché essi abbiano qualcosa per cui piangere relativamente a sé stessi e alla loro storia. Il nero è per commemorare gli avversari, le vittime sacrificali di turno. Ne sa qualcosa la nazionale italiana, puntualmente umiliata con differenze di punteggio imbarazzanti – nel rugby a livello internazionale gli squilibri tra grandi potenze e realtà emergenti è ancora enorme. Ma l’Italia non è certo da sola: anche squadroni come Inghilterra, Galles, Francia, Scozia e Irlanda si trovano quasi sempre a pagare dazio e a fare, appunto la parte dell’agnello sacrificale.

Che la giornata sia una da ricordare in negativo agli avversari di turno appare chiaro già prima del fischio d’inizio, quando in mezzo al campo gli All Blacks eseguono la haka, una danza maori accompagnata da un testo ripetuto – o meglio urlato – all’unisono dai neozelandesi in tenuta nera. Le linguacce, gli occhi che sembrano poter uscire dalle orbite da un secondo all’altro, nonché il salto finale con spesso annesso un gesto che mima il taglio della gola incutono timore molto più del testo, che narra di un capo maori inseguito dai nemici e in pericolo di vita fino a quando essi vanno via ed egli può uscire nuovamente verso il sole che splende.

Un bagliore finale, quindi, a illuminare la leggenda della squadra di rugby più famosa al mondo.

 Leave a Reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>