4u, Cu, Ill: Significato delle Abbreviazioni dell’Instant Messaging

 In Cosa Significa in inglese, Dubbi comuni degli studenti di inglese

Text me, ovvero: “Inviami un SMS”. Eh già, in inglese si definisce come (instant) text-messaging l’azione di premere i tasti – pardon, toccare il touch screen  –  dello smart phone per inviare messaggi istantanei.

La generazione dei nostri nonni e genitori si sorprende per la velocità alla quale i ragazzi muovono il pollice per comporre messaggi.

4u, Cu. Siginificato di alcune abbreviazioni dell'instant messaging

4u, Cu. Siginificato di alcune abbreviazioni dell’instant messaging

L’instant messaging, che si è diffuso una decina d’anni fa con programmi come Skype e l’ormai defunto MSN Messenger (chi se lo ricorda ancora?) poi con WhatsApp e quindi con i social network, è oggetto dell’analisi dei linguisti in quanto si caratterizza come varietà linguistica particolare, che ha la peculiarità di essere breve  e di “comprimere” il significato in pochi o addirittura un simbolo solo: pensate ad alcuni condensati quali @ oppure #.

A proposito degli SMS, sposto le lancette indietro di alcuni anni al tempo in cui  – ormai preistoria – l’avanguardia della comunicazione in real time era data dai messaggi di testo. Mi viene in mente il primo text message che ricevetti una da un mio amico inglese. “b ther in 2mins cya.” Mentre lotto per decifrare questa matassa di numeri e lettere, vedo proprio quello stesso mio amico che spunta in fondo alla via: soltanto in quel momento capisco il suo geroglifico, che, scritto in forma estesa, sarebbe stato: I will be there (nel suo SMS espresso con b ther) in two minutes (in 2mins). See you (c sta per see e ya sta per you). Il tutto in italiano vuol dire: “Arrivo lì tra due minuti. Ci si vede.” In sostanza, nel lasso di tempo che mi era servito per decifrare il messaggio lui già mi aveva raggiunto…

Approfondendo lo studio e la pratica dell’inglese, ho avuto modo di entrare in contatto con svariati esempi di formulette magiche dell’instant messaging, alcune delle quali si sono infiltrate anche nella nostra lingua, sempre pronta, grazie a tv, film e pubblicità, a inchinarsi davanti alle espressioni made in USA: 4u = for you; 2day = today; 2moro = tomorrow; ur = your /you are / you’re; its = it is (abbreviandolo così si guadagna un carattere rispetto a it’s, altra forma contratta); ill  = I will e così via, gli esempi sono potenzialmente illimitati.

Non è solo l’inglese ad aver sviluppato queste short forms adatte all’instant messaging. Alzi la mano chi non usa mai xke, xk, kit, c6, tvb – o tvttttb in caso di amore folle – ecc.

I puristi della lingua si turano il naso, un po’ schifati dal proliferare di queste nuove alchimie linguistiche. Personalmente, invece, non ho un giudizio negativo di questa evoluzione. Prima di tutto, perché caratteristica di ogni lingua – in generale di ogni attività umana e non solo – è il cambiamento: quante cose conoscete che rimangono esattamente uguali a se’ stesse nel tempo? Nessuna: resistere al cambiamento e voler fissare la realtà pretendendo che essa non cambi dimostra tanto buon senso  come andare in autostrada a piedi e arrabbiarsi perché il resto della gente in auto fa i cento all’ora. Volenti o nolenti, ci troviamo in un mondo nel quale è possibile comunicare nel giro di pochi attimi tra Alaska e Mozambico ed è perfettamente naturale che la comunicazione scritta si sia dotata di segni che permettono di trasmettere un messaggio nel modo più veloce possibile. Più che scandalizzarci o storcere il naso, dovremmo guardare con ammirazione alla creatività sviluppata da nuove – ormai nemmeno troppo, tra l’altro – forme di comunicazione… Cya!

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